Le stufe a legna ventilate

Che cosa sono le stufe a legna ventilate?

Le stufe a legna ventilate sono stufe per il riscaldamento di ambienti interni che utilizzano come combustibile la legna, ma ne esistono anche modelli che utilizzano: pellet (cilindretti di legna triturata ed agglomerata); cippato (legna sminuzzata in scaglie); prodotti agricoli dedicati come il mais; biomasse in generale.

Caratteristica di tali dispositivi è che trasmettono la maggior parte del calore generato avvalendosi del principio della convenzione. Ossia riscaldano l’ambiente essenzialmente per moti convettivi di un flusso di aria, che si riscalda a contatto con la camera di combustione e poi si diffonde all’interno dell’ambiente da riscaldare o naturalmente o forzato da opportune ventole. Naturalmente, poiché le stufe in questione hanno una massa che non è sempre irrilevante, parte del calore prodotto sarà anche accumulato e trasmesso per irraggiamento sotto forma di radiazione infrarossa.

Tipologie

Le stufe ventilate sono essenzialmente distinte in due grosse categorie:

  • Stufe ventilate a convenzione naturale. Sfruttano i naturali moti convettivi che si innescano per le differenti temperature dell’ambiente. Questi moti tendono ad annullare il gradiente di temperature ed a rendere queste uniformi in tutta la stanza. Quindi non utilizzano canalizzazioni ne ventole per muovere l’aria ma solo i moti naturali.
  • Stufe ventilate canalizzate. Si avvalgono di opportune canalizzazioni che sono raccordate ad uscite secondarie dell’aria calda ventilata. Le canalizzazioni raggiugeranno e riscalderanno locali attigui o sopra l’ambiente in cui è installata la stufa. Ovviamente possono essere necessarie ventole o aspiratori per muovere l’aria calda nelle canalizzazioni. Dovendo riscaldare consistenti volumi di aria, le stufe canalizzate necessitano di una buona potenza termica  e quindi di una camera di combustione adeguata alle necessità.

Stufa a legna Piazzetta mod. E929 D-H

Caratteristiche e funzionamento.

Le stufe a legna ventilate hanno solitamente una struttura in metallo con la forma approssimativa di un parallelepipedo. Alcuni modelli, per motivi di estetica, ma anche per aumentarne la capacità di accumulo di calore, sono rivestiti da maioliche decorate sullo stile della “stube “ altoatesina. Le dimensioni di tali stufe possono essere molto variabili, a determinare comunque la loro dimensione è la complessità del modello ed, in maniera tangibile, la sua potenza termica ossia il calore generato dalla combustione in un’ ora che ovviamente sarà funzione della quantità di combustibile che viene bruciata e quindi delle dimensioni della camera di combustione.

Le parti salienti di una stufa ad aria calda ventilata sono:

  • Camera di combustione. E’ il cuore della stufa ed in essa avviene la combustione ovvero l’insieme delle reazioni di ossidazione che svilupperanno il calore. E’ solitamente realizzata in metallo,  spesso in ghisa, e reca un’ apertura frontale per il caricamento della legna che è ermeticamente chiusa da una porta in vetro da fuoco. In tal maniera viene conservata la possibilità di godere della vista della fiamma che arde come in un camino e nel contempo i prodotti della combustione non potranno contaminare l’ambiente da riscaldare.
  • Un sistema di circolazione dell’aria comburente che viene addotta alla camera di combustione. In funzione di come detto sistema viene realizzato varia la tipologia della combustione consumata nell’apparato. Il tipo che consente la combustione più pulita e più efficiente è quello che prevede due distinti flussi di aria comburente: uno primario ed uno secondario. Il flusso di aria primaria, infatti, arriva nella camera di combustione alla base del griglia su cui è posizionata la legna. Esso alimenta una prima combustione che perciò è detta primaria. Questa provoca la pirolisi del combustibile legnoso ossia produzione di calore e sviluppo di gas: idrocarburi e monossido di carbonio. Il flusso di aria comburente secondario opportunamente riscaldato viene invece introdotto nella camera di combustione dall’alto e qui incontra in controcorrente ed in regime turbolento i gas di pirolisi è li incendia. Si otterrà così ulteriore calore e pochi sottoprodotti essenzialmente anidride carbonica e vapore acqueo.
  • Un sistema di circolazione dell’aria riscaldata. La stufa all’interno della struttura metallica reca delle intercapedini attraverso cui circola naturalmente l’aria che a contatto con la camera di combustione si riscalda. Aria che, nei modelli più evoluti, viene prelevata da apposite feritoie poste sul top della stufa e fatta circolare nelle intercapedini da ventilatori a velocità regolabile dall’esterno con telecomando. L’uscita dell’aria è realizzata nella parte bassa della stufa ed è regolata da alette orientabili. L’aria calda tende ovviamente a salire e spostandosi richiama aria fredda che così viene convogliata nella stufa. Per effetto di tale moto convettivo che si viene a creare, dopo un tempo ragionevolmente lungo, l’intero ambiente si riscalderà. La stufa può prevedere ancora ulteriori uscite dell’aria calda che attraverso apposite canalizzazioni potrà raggiungere e riscaldare locali attigui o sovrastanti quelli in cui essa è allocata.

Vantaggi e svantaggi delle stufe a legna ad aria calda ventilata.

Tra i vantaggi delle stufe a legna ad aria ventilata abbiamo:

  • Usano biomasse come combustibile. Quindi assommano tutti i pregi di queste e perciò:
    • Non contribuiscono all’effetto serra. L’anidride carbonica prodotta bruciando è la stessa consumata dalla pianta, da cui la biomassa proviene, durante la crescita.
    • Consumano energia rinnovabile. Le biomasse si riformano in tempi di anni e non in ere geologiche come i combustibili fossili (petrolio o gas naturale).
    • Consumano una risorsa che il nostro paese produce in eccesso.
  • Non inquinano. La combustione genera come sottoprodotti cenere (utilizzabile come concime) anidride carbonica ed acqua.
  • Hanno un buon rendimento. La doppia combustione consente di recuperare una quantità importante di calore che andrebbe persa immettendo inquinanti in atmosfera.
  • Riscaldano l’intero ambiente. Per tale motivo riducono i problemi di umidità e muffe sui muri perimetrali.

Tra gli svantaggi:

  • Necessitano di canna fumaria. Non possono perciò essere spostate facilmente. La cosa diviene ancor più complessa per i tipi con canalizzazione.
  • Sono abbastanza costose.
  • Riscaldano l’intero volume di aria dell’ambiente. Hanno perciò costi di esercizio più alti delle stufe che riscaldano per irraggiamento che non hanno tale necessità.
  • I moti convettivi dell’aria creano movimenti di polvere. Situazione che può creare disagi a coloro che hanno problemi di allergie.

Stufa a legna Piazzetta mod. E900 M

“Sendai” di Hase

Questa stufa a legna Hase è una grande scelta. Perché deciderete voi stessi quanto sarà grande la Sendai 175 a casa vostra. La Sendai può essere espansa in altezza aggiungendo fino a due moduli per la stufa a legna. E, se volete, potete dotare la vostra Sendai anche con un accumulo di calore pesante fino a 136,5 kg. Più stufa ad accumulo di così, non si può. E di certo nemmeno più design. Divertitevi a comporla.

Altezza 175-220 cm · Larghezza 37 cm · Profondità 40,5 cm · Potenza 3-7 · Peso 163-193 kg

Stufa Hase mod. Sendai175

“Elements” di Skantherm

Elements – la prima stufa camino modulare del mondo!

La stufa camino modulare »elements« si adatta egualmente alle esigenze del suo proprietario e introduce un nuovo concetto di design delle stufe camino.

La camera di combustione con il suo vetro angolare dalle generose dimensioni è l’elemento centrale della vostra stufa, mentre per il resto sarete voi a decidere il suo aspetto finale. A tale scopo sono disponibili due cassette di differente lunghezza, chiuse o eventualmente aperte su un solo lato. Potete disporre a piacere queste cassette sopra, sotto o lateralmente alla camera di combustione. Scegliete una disposizione verticale o orizzontale. Realizzate così la stufa camino adatta alle vostre esigenze individuali.

Nelle cassette montate al di sopra della camera di combustione si possono inserire delle pietre d’accumulo »skantherm ThermoStone«. Queste pietre di magnetite compressa hanno un peso specifico notevolmente superiore a quello della pietra ollare e garantiscono un graduale rilascio del calore per molte ore. Così la »elements« diventa una stufa con altissimo potenziale di accumulo! Il sistema componibile »elements« si adatta in modo semplice e flessibile al vostro arredamento e alle vostre esigenze. Con poche semplici operazioni potete modificare anche successivamente l’aspetto della vostra stufa camino »elements«. Tutti gli elementi vengono collegati tra loro senza doverli avvitare, grazie a un rapido e affidabile sistema a magneti. Il montaggio e le modifiche possono pertanto essere eseguiti con estrema facilità.

Inoltre, un dispositivo girevole di 180° (optional), montato sotto la camera di combustione, permette la visione della fiamma da ogni angolo della stanza.

Accessori:
– Cassette di stoccaggio disponibili in due larghezza: 40,0 cm o 60,3 cm
– Camera di combustione girevole di 180° (angolazioni maggiori sono disponibili su richiesta)
– Kit d’accumulo calore ” skantherm ThermoStone” per le cassette sopra la camera di combustione
– cuscino in pelle di alta qualità disponibile in diversi colori

DATI TECNICI:

Dimensioni (a x l x p):

camera di combustione 80,6 x 40 x 40 cm

elementi corti 19,7 x 40 x 40 cm

elementi lunghi 19,7 x 60,3 x 40 cm

Peso:

camera di combustione 130 kg

elementi corti 18 kg

elementi lunghi 24 kg

Potenza: min. – mass. 3 – 7,5 kW

Volume riscaldabile: min. – mass. 75 – 280 mc

Rendimento: 80%

Particolato: 30 mg/Nm³

Attacco scarico fumi: superiore o posteriore

Scarico fumi: Ø 150 mm

Possibilità presa d’aria combustione esterna: sì

Portata in massa dei fumi: 4,6 g/s

Depressione min. richiesta (tiraggio): 12 Pa

Le stufe “La Castellamonte”

Oggi vi presentiamo l’arte della stufa e della ceramica di Castellamonte

Stufa La Castellamonte mod. Rondò

Arte e tradizione

La lunga tradizione della stufa di Castellamonte. L’Ottocento segna il vero trionfo della classica stufa di Castellamonte, ma già nei secoli precedenti erano apprezzate e richieste. Verso la fine del Settecento, compare a Castellamonte il primo caminetto in terracotta, con circolazione d’aria calda e fuoco visibile, denominato “Franklin”, dal nome dell’inventore che studiò il principio della convezione applicato a sistemi di riscaldamento, che avrà un gran successo e contribuirà notevolmente alla fama della tradizione ceramica locale. Le prime produzioni vengono attribuite alla fabbrica di ceramiche Reasso, vecchia dinastia di artigiani, insediata da secoli nel cuore S: Rocco fra i vicoli B. De Rossi e Franklin. Ma è l’Ottocento che segna il vero trionfo della classica stufa di Castellamonte che s’impreziosisce di elaborate decorazioni, si colora di vivaci vetrine e diventa un vero e proprio prezioso oggetto di arredamento. Sembra che alcune monumentali stufe siano state spedite persino nella lontana Russia, a Pietroburgo.
 Dopo la seconda guerra mondiale, la stufa non viene più utilizzata per molti anni, soppiantata da impianti di riscaldamento di vario tipo. Dopo decenni di oblio, sia per la maggior attenzione ai valori ambientali, l’economia di esercizio, la salubrità del calore, non ultimo, il coraggio e l’intraprendenza di pochi valorosi giovani artigiani che riprendono la tradizione ceramica, riportano le stufe all’onore delle cronache e al riconoscimento della loro inconfondibile validità sia per riscaldare sia per arredare antiche e nuove case.

fase di lavorazione

L’Arte della Stufa e della Ceramica di Castellamonte, il rapporto con gli Artisti.

Esistono momenti fortunati, in cui, anche un oggetto considerato per la sua funzione o decorazione, assurge a livelli che vanno oltre l’intenzionalità di chi l’ha progettato e alla sua destinazione commerciale. In occasione della XXIV Mostra della Ceramica, la città di Castellamonte, ha avuto l’onore di accogliere un illustre ospite: Enrico Baj. L’impegno del maestro milanese è stato quello di unire la propria arte alla produzione artigianale locale e ne è nata una collaborazione con La Castellamonte, (ancora denominata RP Castellamonte) che ha messo a disposizione piatti e vassoi in cotto, frammenti di lavorazione, distanziali da forno, fregi e capitelli, che sono stati assemblati in una apparente casualità. Ne sono nate una serie di “teste”, dai nomi bizzarri e dalle espressioni diverse: stupite ed attonite, ilari o tristi, ironiche e minacciose. Sulla Stufa mod. Vulcano, debitamente ricomposta in una sequenza inusuale, Enrico Baj ha lasciato, con l’aiuto del fuoco, il segno indelebile della sua pittura. La Mostra Torino Design, Torino aprile-giugno 1995, ha inserito, tra gli oggetti esposti, la stufa Vulcano, interamente in cotto, come esempio di oggetto tradizionale che offre aspetti innovativi, sia nel funzionamento che nell’aspetto estetico. Il contrasto tra la superficie di cotto naturale e il design moderno crea un oggetto in cui é tangibile il filo di continuità tra passato e futuro. Nella mostra tematica Delirium Design, dedicata ad Egard Allan Poe, in occasione del decennale dell’Esposizione Abitare il Tempo (Verona 1995) è stata inserita, reinterpretata e ridisegnata dall’Architetto William Sawaya, una stufa “La Castellamonte”. Lo stile neogotico della stufa sottolineato dagli archi e dalle colonne evoca l’atmosfera dei famosi racconti e le suggestioni abitative. L’immagine del fuoco dipinto sulle pareti, quasi a sovrapporsi e fondersi con le fiamme interne, ne fa un oggetto inquietante, in cui il confine fra realtà e fantasia può anche non esistere. Nel 1994 l’artista Arnaldo Pomodoro, ospite della XXXV Mostra della ceramica progettò un’opera monumentale, denominata Arc en Ciel, (Arco), composta da circa 130 pannelli riportanti i segni tipici dell’Artista, realizzata da La Castellamonte (già RP) e visibile nella piazza Martiri della Libertà a Castellamonte.

fase di lavorazione

Un’altra grande opera di circa 6 mt. di altezza, visibile in P.zza della Repubblica, è il Monumento alla Stufa, progettato nel 2008 dall’artista Ugo Nespolo, e realizzata da La Castellamonte, con la collaborazione dei Proff. Sandra Baruzzi e Guglielmo Marthyn, composta da 200 piastrelle ceramiche di grandi dimensioni smaltate in bianco con disegni di colore nero, effettuati dall’Artista stesso. E per ultimo possiamo citare la Torre di Babele, progettata dall’artista del vetro Silvio Vigliaturo di Chieri e realizzata da La Castellamonte, visibile presso il giardinetto antistante le mura Antonelliane, , composta da 120 dischi smaltati in bianco con decori colorati a rilievo.

Stufa La Castellamonte mod. Voluta

Innovazione e ambiente

Lo studio e l’amore per l’antico non costituiscono un freno all’innovazione tecnologica, anzi, offrono gli stimoli necessari alla concezione ed allo sviluppo d’idee nuove, aderenti a costumi ed aspirazioni più attuali. Le stufe di ceramica “La Castellamonte” sono realizzate nel rispetto dell’antica tradizione artigiana castellamontese, ma l’ausilio di particolari accorgimenti tecnici le rendono moderne in quanto a funzionalità e sicurezza. Il corpo esterno delle nostre stufe è interamente costruito in materiale ceramico refrattario smaltato, e grazie alla composizione dei nostri impasti è altamente resistente alle dilatazioni termiche. La superficie pur emanando calore, non si arroventa e mantiene temperature entro limiti che rientrano nelle norme vigenti. Le tecniche di costruzione sono prettamente artigianali, con un’altissima percentuale di lavoro manuale.

Ciascuna stufa è stata disegnata con una particolare estetica e con l’utilizzo di ornamenti tipici dell’antica tradizione di Castellamonte, debitamente interpretati e rivisitati da nuove esigenze abitative e stili di vita. Gli sportelli a vetro, oltre che ad essere utilizzati per un controllo continuo del braciere, consentono la visione della fiamma o delle braci, a seconda dello stadio della combustione, creando comfort visivo. L’autopulizia del vetro contribuisce a questa funzione. Ampi focolari di ghisa o acciaio rivestiti internamente di materiale refrattario, anch’esso di nostra produzione, consentono una notevole carica di legna, con una conseguente autonomia, a seconda dei modelli, di ca. 6/12 ore. Scambiatori di calore a fascio tubiero, possibilità di ventilazione forzata con elettroventole (dotate di telecomando per il funzionamento). Ottimo sistema di combustione con aria primaria e aria secondaria (doppia combustione), per ottenere un rendimento termico del 75/87% ed emissioni in atmosfera con una bassissima percentuale di monossido di carbonio (0,1%), e di inquinanti come da prove di laboratorio e come richiesto dalle più rigorose norme europee ed internazionali a tutela dell’ambiente.

L’estetica del confort

Il corpo esterno delle nostre stufe è interamente costruito in materiale ceramico refrattario smaltato, e grazie alla composizione dei nostri impasti è altamente resistente alle dilatazioni termiche. La superficie esterna, pur emanando calore, non si arroventa e mantiene temperature entro limiti che rientrano nelle norme vigenti: 35/40° a 20 cm di distanza.

fase di lavorazione

Le tecniche di costruzione sono prettamente artigianali, con un’alta percentuale di lavoro manuale. Ciascuna stufa è stata disegnata con una particolare estetica e con l’utilizzo di ornamenti tipici dell’antica tradizione di Castellamonte. Alcuni modelli hanno due o più possibilità di rivestimento. I colori base sono 32, più un’infinita possibilità di personalizzare dei colori e delle decorazioni.

Color Blu Bondi

Brunner5

Blu Bondi è un colore coniato da Apple per il computer iMac originale. È stato chiamato così per il colore dell’acqua sulla spiaggia di Bondi Beach, a Sydney, Australia.

I commentatori hanno notato che la spiaggia di Bondi è popolare per surfing, mentre il iMac è stato promosso per surfing the web, navigare in rete.

Blu Bondi è inoltre un’etichetta australiana del vino posseduta da Evans & Tate Limited. I loro vini includono Chardonnay, Merlot e Shiraz.

Offerta della Settimana

Stufa a legna RIKA mod. Jazz, un mix attraente di angolature e rotondità.

Approfitta dei SALDI di fine stagione….

Questa settimana abbiamo in offerta la stufa a legna RIKA mod. Jazz a soli € 2.680,00 IVA compresa.

La stufa a legna JAZZ si fa notare per l’originale soluzione di design che propone. Il suo vetro curvato le permette di adattarsi perfettamente alle posizioni d’angolo. Ma è ideale anche come elemento divisorio degli spazi.

Informazioni prodotto

  • Dimensioni
    1152 x 586 x 540 [mm]
  • Capacità di riscaldamento del locale
    70 – 190m³
  • Massa di accumulo
    82 kg
  • Rendimento termico nominale
    7.0 kW
  • Sistema RLS
  • Indipendenza aria ambiente

JAZZ: una piccola meraviglia tra le stufe a legna

La stufa a legna JAZZ è una vera piccola meraviglia, un modello versatile che esaudisce ogni vostro desiderio. Potete sistemarla in posizione angolare oppure utilizzandola come elemento divisorio degli spazi accostandola a una parete: con la sua struttura snella la stufa JAZZ costituirà il fulcro del vostro benessere. Grazie alla versatilità di questa stufa potrete configurare e personalizzare l’ambiente del vostro salotto proprio come desiderate.

Stufa Rika mod. Jazz

 

La stufa a legna – 2^ parte

Cos’è una stufa a legna

Una stufa è una camera di combustione chiusa, con l’ ingresso per l’aria forzato che, regolando la combustione, la rallenta e recupera l’energia per trasformarla in calore ambiente.

Tutti gli apparecchi di seguito descritti sono quindi “stufe“, anche quelli non tradizionali, come focolari ed inserti per camini.

Come fonte di riscaldamento, una stufa è molto più pratica ed economica di un camino aperto: con una minima provvista di legna ed una installazione corretta, può ripagarsi in pochi anni, specie in zone dove il combustibile liquido o gassoso è particolarmente costoso.

In questa sezione descriviamo le stufe più comuni disponibili sul mercato. Capire come differenti tipi di stufa funzionano aiuterà a formulare una scelta.

La produzione del calore

Combustione controllata

Uno degli elementi chiave della stufa è che opera sul principio della combustione controllata. In un caminetto aperto, non c’è modo di graduare la quantità di aria fornita alla combustione; così la fiamma brucia senza controllo, consumando grandi quantità di legna e disperdendo la maggior parte dell’energia prodotta  in canna fumaria.

 valvola

In una stufa, al contrario, l’aria comburente è misurata da una valvola, che, regolandone  la quantità, consente di variare la produzione di calore secondo necessità.

Nuove tecnologie

La forte attenzione dei Legislatori internazionali nei confronti dell’inquinamento atmosferico, ha indotto i costruttori a studiare nuovi sistemi di combustione nei loro prodotti. Le nuove tecnologie sviluppate hanno incrementato l’efficienza e la sicurezza delle stufe, diminuendo l’emissione di incombusti ed i livelli di monossido di carbonio.

Quando il legno brucia, si separa chimicamente in carbone e gas volatili, o fumi. Per bruciare efficientemente, una stufa deve bruciare sia il carbone che i gas. Ma le due cose hanno differenti esigenze e caratteristiche di combustione.

Il carbone ha bisogno di raggiungere soltanto i circa 260°C per accendersi; perciò, può essere bruciato nella camera di combustione. I fumi, invece, devono raggiungere circa 650°C per accendersi, il che significa rendere la stufa troppo calda per l’ambiente. Questo problema è stato affrontato dai costruttori sviluppando le due differenti tecnologie impiegate ora per una migliore combustione: catalitica e non catalitica.

La combustione catalitica

E’ la prima e più vecchia tecnologia antinquinamento; agisce come i catalizzatori delle automobili. I fumi vengono forzati a passare attraverso una cella a nido d’ape, rivestita di metalli nobili catalitici (platino,palladio, rodio). Quando i fumi raggiungono la temperatura di 260°, le molecole del gas vengono chimicamente modificate, abbassando la loro temperatura di ignizione e quindi bruciate, aumentando la produzione di calore e riducendo l’inquinamento.

combustione catalitica

Altri catalizzatori, più economici, sono realizzati in materiale ceramico surriscaldabile, in cui il principale vantaggio della struttura a nido d’ape è la maggior superficie di contatto tra i fumi incombusti e la parete ceramica surriscaldata, che ne favorisce l’ignizione.

La postcombustione

E’ utilizzata nelle restanti stufe. Dei deviatori confinano i gas, surriscaldandoli, in una porzione della camera di fuoco dove è presente un afflusso indipendente di aria, anch’essa preriscaldata, che induce una combustione secondaria, grazie alla presenza di ossigeno fresco. Alcune stufe utilizzano una seconda camera di combustione, specifica per questo scopo. I fumi vengono bruciati ed il calore recuperato.

Postcombustione

La diffusione del calore

Le stufe diffondono calore per irraggiamento o per convezione. La scelta del tipo di diffusione influisce in maniera determinante sulla qualità del riscaldamento nelle diverse situazioni.

L’irraggiamento è la trasmissione diretta dell’energia sotto forma di raggi infrarossi, onde elettromagnetiche il cui spettro di frequenze è appena inferiore a quello della luce visibile. Le onde elettromagnetiche scaldano gli oggetti che intercettano, ma non scaldano l’aria che attraversano. Solo quando i muri sono diventati caldi si produce un moto di convezione dell’aria.

I tradizionali caminetti aperti riscaldano per irraggiamento, ma non sono molto efficienti come fonte di calore utilizzabile. Il calore proviene soprattutto dalla bocca del camino, ma , in media, soltanto il 10% dell’energia prodotta viene irraggiato nell’ambiente. Il restante 90% si disperde in canna fumaria.

Per di più, i caminetti aperti aspirano enormi quantità di aria, causando correnti interne alla casa. In molti casi, essi possono in realtà diminuire la temperatura degli ambienti favorendo infiltrazioni di aria fredda dall’esterno.

Stufa a legna Dovre

Le stufe ad irraggiamento, invece, sono molto più efficienti, grazie alla gran quantità di calore trasmesso dalle pareti, ed al molto minor fabbisogno d’aria. In queste stufe l’involucro è riscaldato dalla combustione, ed il calore è trasmesso attraverso le pareti ed irraggiato nell’ambiente.

La superficie delle stufe in metallo diviene molto calda, consigliando una protezione se in casa ci sono bambini, anziani od infermi ed il rispetto di distanze di sicurezza da pareti non protette e pezzi di arredamento. Sostare nei pressi di una grossa stufa ad irraggiamento in metallo accesa al massimo dell’andatura può essere insopportabile.

Le stufe in cotto od in pietra ollare producono un irraggiamento assai più “dolce” delle stufe in metallo, con una temperatura superficiale più bassa e più sicura, e con una durata dell’irraggiamento, rispetto alla carica di combustibile, generalmente maggiore di quelle in metallo.

La convezione è la trasmissione del calore attraverso un fluido, normalmente aria od acqua. Quando l’aria si riscalda si alleggerisce e tende a salire, creando correnti convettive che la mettono in circolazione, distribuendola negli ambienti.

Le stufe a convezione producono altrettanto calore radiante dei camini aperti, ma a questo aggiungono il calore distribuito dall’aria. La camera di fuoco è incassata tra pareti di metallo. L’aria fredda della stanza è aspirata nella stufa da aperture poste vicino al pavimento. Dopo essere stata scaldata dal contatto con la camera di fuoco, l’aria esce attraverso le aperture superiori della stufa per convezione naturale, sebbene alcune stufe, come le nuove stufe ” a palline”, usino piccoli ventilatori per aumentare la circolazione dell’aria.

Convezione

Le stufe a convezione scaldano parzialmente anche ad irraggiamento, ma la superficie esterna della stufa è molto più “fredda” dei tipi esclusivamente radianti. Questo rende le stufe a convezione più sicure per i bambini gli anziani e gli infermi, e  più facili da posizionare, consentendo una minor distanza di sicurezza da pareti e mobili di quelle ad irraggiamento (ricordarsi comunque che lo sportello di caricamento è sempre molto caldo). Inoltre, distribuiscono il calore più uniformemente nei vari ambienti, anche se l’aria calda tende a stratificarsi a vari livelli di temperatura tra pavimenti e soffitti.

Tipi di stufe

Sebbene le stufe si trovino in commercio in molte fogge differenti, esse sono tutte comprese in tre categorie: stufe tradizionali, focolari ed inserti per camini, stufe “a palline”.

Stufe tradizionali

Le stufe tradizionali sono delle scatole costruite in metallo ( ghisa o acciaio), talvolta rivestito di ceramiche o di pietra, in ceramica (stufe di cotto), o in pietra, generalmente steatite. In questi ultimi casi, gli sportelli per il caricamento della legna e per lo svuotamento della cenere sono comunque in metallo.
Le stufe tradizionali possono essere sia ad irraggiamento che a convezione.

Inserti per caminetti

Gli inserti per caminetti sono stufe studiate per essere inserite nella bocca di caminetti esistenti, cercando di modificarne al minimo l’aspetto e l’uso tradizionale e senza interventi distruttivi dell’esistente. Possono funzionare sia ad irraggiamento che a convezione, che è il modo più efficiente.
Qualunque tipo inserto riduce di molto il consumo di legna e rende il caminetto più sicuro, consentendone l’uso anche nelle ore notturne od in assenza di sorveglianza continua.

  1. 1. Aria primaria regolabile
  2. 2. Aria secondaria per pulizia vetro
  3. 3. Cassetto cenere estraibile anche con focolare funzionante
  4. 4. Guarnizione di tenuta
  5. 5. Valvola fumi regolabile
  6. 6. Uscita fumi
  7. 7. Uscita aria calda per riscaldamento
  8. 8. Carenatura in acciaio zincato
  9. 9. Braciere in ghisa doppio spessore
  10. 10. Piastra di fondo sostituibile
  11. 11. Deflettore per cappa in acciaio
  12. 12. Alare fermalegna
  13. 13. Corpo in ghisa termica GG20
  14. 14. Portina in ghisa in unica fusione
Termocamino aria

Focolari prefabbricati

Al contrario degli inserti, i Focolari non sono costruiti per essere inseriti in un caminetto, ma per sostituirlo completamente. Sono quindi i più adatti a chi, volendo realizzare un nuovo impianto, preferisca conservare il “glamour” di un caminetto tradizionale, con tutti i vantaggi, però, di una tecnica di combustione moderna.

Il metodo usato è sempre quello della convezione, mai dell’irraggiamento, con la differenza, rispetto agli inserti, che la camera d’aria necessaria ad attivare la convezione può essere fornita dal produttore o costruita artigianalmente, con qualche risparmio sui costi.

Si tratta di macchine in generale di notevole potenza, adatte al riscaldamento di grandi ambienti, e di costo notevole. Una volta nascoste da un rivestimento, però, possono essere scambiate per un camino tradizionale e come un camino tradizionale possono anche, volendo, essere usate.

  1. 1. Uscita fumi Ø 200 mm
  2. 2. Valvola aria ad apertura automatica
  3. 3. Deflettore girofumi aerodinamico per una combustione ottimale
  4. 4. Sistema doppia combustione, per una combustione più completa
  5. 5. Vetro ceramico 4 mm spessore resistente a temperature di 750 °C
  6. 6. Maniglia rimuovibile
  7. 7. Piedistallo con piedini regolabili
  8. 8. Carenatura di convezione in acciaio galvanizzato spessore 1 mm
  9. 9. Spoiler e sistema pulizia vetro
  10. 10. Fondo focolare in ghisa nervata ad alto spessore con pannello per l’eliminazione della cenere.
  11. 11. Cassetto cenere in acciaio galvanizzato
  12. 12. Possibile inserimento, dall’interno del focolare, di un ventilatore per alimentare canalizzazioni
  13. 13. Raccordo aria esterna di combustione.
focolare a convezione

Stufe a pellet

Relativamente recenti sul mercato, ma ormai ampiamente affermatesi, le stufe a convezione “a palline” (pellet stove), sono così chiamate perché bruciavano, all’origine, palline di segatura pressata prodotte con residui di legno , anche se ormai le palline sono state sostituite da cilindretti di 6/8 mm di diametro, molto più semplici ed economici da produrre.

Sebbene siano tra le più sofisticate stufe in commercio (sono dotate di microprocessori per controllarne le operazioni), l’idea base di queste stufe risale alle vecchie stufe a carbone del secolo scorso.

Un dispensatore elettrico preleva le palline da un magazzino ed alimenta la camera di fuoco, dove l’aria è soffiata a pressione, creando una combustine surriscaldata. Il fuoco brucia ad una temperatura così alta, che i fumi sono letteralmente consumati, ottenendo una combustione pulitissima. Il gas di risulta è spinto all’esterno da un condotto forzato. Un aspiratore elettrico fornisce l’aria necessaria alla combustione, mentre altri ventilatori espellono l’aria di convenzione nell’ambiente. Tutte le operazioni sono controllate da un termostato.

  1. 1. Accensione automatica e programmabile tramite display
  2. 2. Serbatoio pellet
  3. 3. Coclea alimentazione pellet
  4. 4. Braciere combustione pellet
  5. 5. Aspiratore fumi
  6. 6. Cassetto cenere
  7. 7. Vetro ceramico alte temperature
  8. 8. Candeletta accensione
  9. 9. Ventilatore scambio aria
  10. 10. Tubi scambiatori
schema stufa a pellet

 

FONTI: Alfredo Neri

La stufa a legna – 1^ parte

Dopo la crisi del petrolio del ’73, un sempre maggior numero di utenti ha cercato alternative economiche ai combustibili fossili per le proprie esigenze di riscaldamento domestico, riscoprendo il riscaldamento a biomassa, che una volta significava, semplicemente, legna.

Il boom delle stufe a legna degli anni ’80 e ’90 è stato sostituito, a partire dalla svolta del secolo, dal boom delle stufe a pellet.

E tuttavia una vecchia idea come la stufa a legna, aggiornata tecnicamente ed usata correttamente, può scaldare confortevolmente qualunque casa.

stufa a legna

 

Sebbene molto del piacere di possedere una stufa consista nel suo calore “sociale”, sempre più attenzione è stata puntata sulla sua efficienza nel riscaldamento. Usando nuovi materiali e progettazioni, i costruttori hanno sviluppato prodotti assai più efficienti delle vecchie “Stufe della Nonna”. Oggi il riscaldamento a legna continua ad essere, decisamente, il più conveniente, sia come costo di esercizio che come costo di impianto.

Per di più, come punto focale di raccolta per la famiglia e gli amici, una stufa, grazie al suo design e alla sua collocazione, può diventare il pezzo di arredamento principale della casa, esprimendo lo stile di vita dei padroni di casa, che sia formale o “casual”.

Questa guida si propone di condurVi attraverso tutte le fasi di realizzazione di un impianto a legna: dalla scelta dei materiali, alla progettazione, alla costruzione vera e propria. Potrete scegliere se riscaldare l’intera casa, ovvero usare una stufa solo come fonte alternativa di calore in caso di emergenza. In ogni caso troverete qui informazioni utili per valutare qualità e convenienza di quanto offerto dal mercato, sia che preferiate affidare l’installazione a professionisti del settore, sia che decidiate di affrontare personalmente questa avventura.

Una stufa a legna richiede più cura, tempo e fatica di un impianto, poniamo, a metano o a pellet; ma vi ricompenserà con un comfort inimitabile, con la libertà di poter scegliere la vostra fonte di combustibile, con una manutenzione minima e largamente indipendente da tecnici esterni, con una durabilità che, grazie alla sua semplice concezione, è irraggiungibile da qualunque complesso meccanismo elettromeccanico. Senza considerare che intorno ad un bel fuoco di legna si possono riunire famigliari ed amici, raccontare e ascoltare storie, godere il calore della propria casa. Provate a fare tutto questo davanti ad un bruciatore a gasolio…

FONTI: Alfredo Neri

Come accendi il tuo focolare

Leggi i consigli dei ricercatori per ottenere una combustione più pulita

L’utilizzo crescente dei prodotti a legna e a pellet per il riscaldamento domestico, ha contribuito enormemente alla riduzione del livello di CO2 in atmosfera, ma si è anche accompagnato da frequenti superamenti dei valori limite del particolato (PM10). Nei Paesi europei centro-meridionali, in inverno mediamente circa il 40% del PM10 è prodotto dalla combustione domestica di biomasse legnose, principalmente legna da ardere utilizzata in apparecchi domestici.

E’ ormai cosa nota che gli effetti negativi sull’ambiente sono causati da impianti poco efficienti poiché obsoleti o non certificati, ma anche da metodi di accensione sbagliati e dall’utilizzo scorretto del combustibile.

Per quanto riguarda il primo punto, molti Stati dell’UE, ma anche Amministrazioni locali hanno adottato da tempo politiche che promuovono l’acquisto di stufe e camini di ultima generazione e impongono per gli apparecchi domestici dei valori limite del rendimento e delle emissioni sempre più stringenti.

Per quanto riguarda gli altri aspetti, invece, che riguardano il ruolo chiave dell’utilizzatore finale, molto resta ancora da fare a livello di educazione all’uso corretto della biomassa legnosa.

Valutando i risultati delle più recenti ricerche realizzate in Austria, Cristoph Schmidl, senior researcher di Bioenergy2020, ritiene che una delle fasi più critiche che producono emissioni sia quella dell’accensione.

“E’ stato dimostrato che disponendo la legna in catasta e accendendo il fuoco dall’alto per mezzo di un modulo d’accensione composto da legnetti secchi, l’emissione di polveri si riduce del 50-80% rispetto all’accensione dal basso. Sulla base di una indagine campionaria presso gli utenti finali in Austria è risultato che solo l’8% accende il fuoco in questo modo, mentre il 58% degli utenti effettuano l’accensione dal basso, posizionando i legnetti secchi sul fondo.” – Cristoph Schmidl, senior researcher di Bioenergy2020

Anche i materiali usati nell’accensione della legna e il punto in cui vengono posizionati incidono sulle emissioni inquinanti. Il 62% del campione austriaco ha dichiarato di utilizzare piccoli pezzi di legna e carta, mentre solo l’8% dichiara di usare gli appositi accendi fuoco. L’83% degli utenti posizionano l’accendi fuoco alla base della carica o nella sua parte inferiore, dove causa i maggiori valori di emissione di polveri in fase di accensione. L’abitudine più corretta sarebbe di posizionarlo sulla cima della catasta.

catasta-dallalto

La foto sopra mostra una catasta accesa dall’alto con legnetti secchi: il metodo più corretto e “pulito” di accendere la legna, ma usato solo dall’8% del campione austriaco.

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In foto, ciocchi accesi dal basso con legnetti secchi: è il metodo usato dal 58% del campione austriaco (spesso, invece dei legnetti secchi, si posizionano pezzi di carta o cartone), ma non consigliato per le emissioni di particolato che produce.

catasta-rinfusa

In foto, catasta rinfusa senza modulo di accensione: usato dal 15% del campione austriaco, è un metodo da evitare.

bivacco

In foto, ciocchi verticali con accensione dal basso (tipo bivacco): usato dal 19% del campione nella ricerca di Bioenergy2020, è anche questo un metodo da evitare.

Scritto da Fabio Fratini di Homy Calor