Come accendi il tuo focolare

Leggi i consigli dei ricercatori per ottenere una combustione più pulita

L’utilizzo crescente dei prodotti a legna e a pellet per il riscaldamento domestico, ha contribuito enormemente alla riduzione del livello di CO2 in atmosfera, ma si è anche accompagnato da frequenti superamenti dei valori limite del particolato (PM10). Nei Paesi europei centro-meridionali, in inverno mediamente circa il 40% del PM10 è prodotto dalla combustione domestica di biomasse legnose, principalmente legna da ardere utilizzata in apparecchi domestici.

E’ ormai cosa nota che gli effetti negativi sull’ambiente sono causati da impianti poco efficienti poiché obsoleti o non certificati, ma anche da metodi di accensione sbagliati e dall’utilizzo scorretto del combustibile.

Per quanto riguarda il primo punto, molti Stati dell’UE, ma anche Amministrazioni locali hanno adottato da tempo politiche che promuovono l’acquisto di stufe e camini di ultima generazione e impongono per gli apparecchi domestici dei valori limite del rendimento e delle emissioni sempre più stringenti.

Per quanto riguarda gli altri aspetti, invece, che riguardano il ruolo chiave dell’utilizzatore finale, molto resta ancora da fare a livello di educazione all’uso corretto della biomassa legnosa.

Valutando i risultati delle più recenti ricerche realizzate in Austria, Cristoph Schmidl, senior researcher di Bioenergy2020, ritiene che una delle fasi più critiche che producono emissioni sia quella dell’accensione.

“E’ stato dimostrato che disponendo la legna in catasta e accendendo il fuoco dall’alto per mezzo di un modulo d’accensione composto da legnetti secchi, l’emissione di polveri si riduce del 50-80% rispetto all’accensione dal basso. Sulla base di una indagine campionaria presso gli utenti finali in Austria è risultato che solo l’8% accende il fuoco in questo modo, mentre il 58% degli utenti effettuano l’accensione dal basso, posizionando i legnetti secchi sul fondo.” – Cristoph Schmidl, senior researcher di Bioenergy2020

Anche i materiali usati nell’accensione della legna e il punto in cui vengono posizionati incidono sulle emissioni inquinanti. Il 62% del campione austriaco ha dichiarato di utilizzare piccoli pezzi di legna e carta, mentre solo l’8% dichiara di usare gli appositi accendi fuoco. L’83% degli utenti posizionano l’accendi fuoco alla base della carica o nella sua parte inferiore, dove causa i maggiori valori di emissione di polveri in fase di accensione. L’abitudine più corretta sarebbe di posizionarlo sulla cima della catasta.

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La foto sopra mostra una catasta accesa dall’alto con legnetti secchi: il metodo più corretto e “pulito” di accendere la legna, ma usato solo dall’8% del campione austriaco.

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In foto, ciocchi accesi dal basso con legnetti secchi: è il metodo usato dal 58% del campione austriaco (spesso, invece dei legnetti secchi, si posizionano pezzi di carta o cartone), ma non consigliato per le emissioni di particolato che produce.

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In foto, catasta rinfusa senza modulo di accensione: usato dal 15% del campione austriaco, è un metodo da evitare.

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In foto, ciocchi verticali con accensione dal basso (tipo bivacco): usato dal 19% del campione nella ricerca di Bioenergy2020, è anche questo un metodo da evitare.

Scritto da Fabio Fratini di Homy Calor

le Castagne sul Fuoco

Come arrostire le castagne sul fuoco del caminetto

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La stagione autunnale è quella preferita per sprofondare sulla poltrona davanti al caminetto acceso, leggere un buon libro sorseggiando un buon whisky e fumando la pipa mentre fuori le foglie ingiallite degli alberi coprono le strade è quanto di più appagante ci possa essere. Specialmente dopo una lunga giornata in ufficio o sui libri. Se dovessimo poi indicare un odore che ci riporta in mente immediatamente l’autunno, beh non avremmo dubbi: l’odore delle caldarroste.

Le castagne appartengono alla famiglia delle Fagaceae e in Italia maturano generalmente dalla seconda metà di settembre alla prima metà di ottobre. Sono gli unici frutti secchi che contengono vitamina C. Sono inoltre frutti molto versatili: possono essere arrostiti, bolliti, utilizzati per la preparazione di dolci squisiti ma anche per gustosi piatti salati. Neanche a dirlo, la nostra tecnica di cottura preferita è l’arrosto. Se non altro perché ci dà una scusa per fare qualcosa con il fuoco.
Le caldarroste possono essere arrostite naturalmente anche sui fornelli a gas, al faorno, possono essere bollite… ma dove sarebbe il divertimento? Noi preferiamo arrostirle sul fuoco del caminetto.

La padella

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Quello che ci serve innanzitutto è una padella bucherellata per castagne. Non siamo a conoscenza di altri nomi specifici per chiamarla. Il loro manico lungo evita che ci bruciamo la faccia durante lo scoppiettamento e il coperchio ci permette di rigirare le castagne scuotendo la padella, senza bisogno di farlo una per una con un utensile e senza il rischio che delle caldarroste cadano nello scuotimento. Credo che tutti ne abbiano una a casa. In caso contrario credo che possiate usare una padella normale, senza buchi e col manico corto. Ovviamente, se non avete intenzione di rovinarla praticando voi stessi una trentina di buchi sul fondo con un trapano, dovrete provvedere a rigirare le castagne ogni 5 minuti, come il bambino nella foto iniziale, e badare a non bruciarvi nel farlo. In alternativa, abbiamo letto storie di alcuni che, ancora più primordiali di noi, arrostiscono le castagne su di una pala da camino, ma in questo caso non garantiamo la riuscita.

Le castagne.

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Potete comprarle al supermercato o presso il vostro ortolano di fiducia. Ne esistono centinaia di varietà, ma riteniamo che le più buone siano le cosiddette Marroni. Quando le comprate, assicuratevi che siano belle rotondette, lisce, lucide e senza buchi e senza macchie. Se non volete correre nessun rischio, il nostro consiglio è quello di frequentare le sagre di paese che si organizzano nel periodo autunnali in moltissimi borghi italiani: solo lì avrete la possibilità di acquistare i prodotti migliori al miglior prezzo.

Preparazione.

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Sciacquate le castagne sotto abbondante acqua fredda. Poi disponetele in uno scolapasta e lasciate asciugare.

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Prima di metterle nella padella bucherellata ricordatevi di praticare una “X” nel lato piatto della loro scorza, in modo che il vapore possa uscire ed evitare l’esplosione di decine di bombe-castagne durante la cottura.

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Una volta che le vostre castagne sono pulite, asciutte e intagliate, preparate il caminetto. Accendete un bel fuoco caldo e accogliente. Lasciatelo sfogare e aspettate che le fiamme lascino il posto ad un bel letto di braci ardenti.

Cottura.

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Mettete le castagne in padella. Non c’è bisgono di aggiungere olio né altro; durante la cottura le castagne rilasceranno il loro proprio olio.

Mettete il coperchio alla padella e tenetela sospesa sul fuoco. Se vi stancate, potete appoggiarla sui tizzoni ardenti, ma cercate di limitare più che potete il contatto diretto. Ogni cinque minuti scuotetela, siate sicuri che le castagne si siano girate. Ripetete l’operazione un paio di volte. Quando le caldarroste saranno pronte ve ne accorgerete ad occhio. Più o meno serviranno 20- 25 minuti.

Le caldarroste sono pronte quando la scorza inizia ad aprirsi dove avete praticato la “X” e quando iniziate a sentirle scoppiettare in padella. Il frutto interno diventerà morbido, così potrete anche controllare affondando un coltellino.

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Rimuovete le caldarroste, riponetele su di una tovaglia umida (che ne favorirà la spellatura) e lasciatele raffreddare. Noi consigliamo di accompagnare le caldarroste con un buon bicchiere di vino. In alternativa può andare bene anche un brandy. Buon appetito!

Fonti: il Galantuomo

Stufa a legna Piazzetta mod. E917

Stufa a legna Piazzetta mod. E917

Stufa a legna Piazzetta mod. E917

Forme morbide e arrotondate per questa stufa elegante e versatile, che ben si adegua alle più diverse soluzioni d’arredo.

CARATTERISTICHE TECNICHE GENERALI

Riscaldamento a diffusione naturale
Calore per irraggiamento, conduzione e convezione naturale

Struttura
Monoblocco in acciaio con porta e braciere in ghisa, focolare in Aluker

Kit aria comburente
Sistema optional per ottimizzare la combustione ed il rendimento della stufa, prelevando aria dall’esterno dell’abitazione

Rivestimento
Maiolica fatta a mano di grandi dimensioni e frontale in acciaio verniciato grigio

Air Glass System
Vetro ceramico ventilato autopulente resistente a 750°C

Easy Cleaning
Massima semplicità di manutenzione, cassetto cenere estraibile

Sicurezze
Porta con chiusura automatica. Maniglia in acciaio con impugnatura
in materiale siliconico

Scheda E917

DATI TECNICI

Volume riscaldabile (min-max) m3 85 – 145
Rendimento termico % 82,5
Potenza nominale kW 5,0
Consumo nominale Kg/h 1,7
Potenza massima kW 7,0
Consumo massimo Kg/h 2,4
Dimensioni LxPxH cm 55 x 46 x 102

Camino trifacciale

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Ecco un ottimo esempio di camino trifacciale che consente al fuoco di diventare un vero e proprio elemento d’arredo in continua evoluzione. Si tratta di un camino realizzato utilizzando un focolare con vetro trifacciale particolarmente adatto per creare o separare due ambienti nello spazio abitativo: l’apertura dell’anta è a saliscendi così da facilitare sia il caricamento del combustibile, in questo caso legna, sia la pulizia del focolare.

Nei prossimi articoli vi presenteremo alcuni focolari con le relative schede tecniche, prezzi e alcune soluzioni realizzate.

Non perdete i prossimi articoli…..

il Caminetto

I caminetti tradizionali

 … inutile come un camino…

Veramente, la citazione originale, riportata volentieri in quasi tutti gli opuscoli e le pubblicazioni che si occupano di caminetti, almeno in Italia, è:…inutile come un camino d’estate‘, ed è frase di Francesco Milizia, Architetto veneto del settecento, riportata nella sua opera Principj di Architettura Civile, del 1785.

Se ci siamo permessi di parafrasare una così autorevole fonte, è perché, nei quasi due secoli e mezzo che ci separano dalla pubblicazione del celebre trattato, l’architettura e l’edilizia civile in genere, la tecnologia del riscaldamento, così come il nostro stile di vita, si sono talmente modificati, che non ci è parso troppo irrispettoso attualizzare il problema, e porci la domanda:a che diavolo serve, oggi, un camino?

Non a riscaldare: se chi legge ha avuto- o avrà – la bontà e la pazienza di seguire la trattazione sulle stufe, saprà che un caminetto aperto è una fonte di calore del tutto inefficiente e, spesso, insalubre, che è stata da tempo sostituita da altre tecniche di riscaldamento, assai più comode ed economiche.

Non a cucinare: lasciando pure da parte i cibi precotti ed i prodotti di ‘fast food’ che sempre più spesso occupano la nostra tavola (quando non vengano consumati addirittura in piedi…), francamente non vediamo i nostri contemporanei di qualunque sesso e condizione rinunciare alle comodità di una cucina moderna per tornare a tecniche e strumenti di cottura già dimenticati prima dell’alba del ventesimo secolo. Qualche bruschetta natalizia o pasquale non giustifica certo l’impegno ed il costo che la realizzazione di un camino comporta.

Pure, mai come oggi i camini sono stati amati e richiesti – e mai come oggi l’offerta della produzione è stata così varia ed articolata da provocare un così grave imbarazzo nella scelta. Tutti gli stili e tutte le tendenze del disegno d’interni e dell’architettura, dal classicismo più tradizionalista sino all’high tech più avveniristico e sfrenato, sembrano considerare irrinunciabile l’impiego di questo antichissimo elemento, il fuoco, e della sua cornice: il caminetto, appunto.

Eppure forse è proprio in questo il segreto della nuova vita del caminetto: nella sua lussuosa inutilità, nella sua totale separatezza da qualunque reale scopo pratico.

Svincolato dalla necessità di riscaldare e di cucinare, gravosi compiti affidati ad altri – più tecnologici e meno aristocratici – strumenti, il camino gode oggi dell’immenso privilegio di essere scelto, invece che subìto, lasciando all’estro dell’architetto, all’intuito dell’arredatore, alla genuinità del proprietario, la libertà della forma, della dimensione, della collocazione. Ridotto a puro contenitore del fuoco, ritrova la sua primitiva sacralità di focolare domestico, di centro naturale d’attrazione della vita famigliare, contendendola, egli soltanto, a quell’altra moderna scatola di luce e colori, la televisione, dal contenuto, ormai, assai più monotono e ripetitivo del guizzare della sua fiamma.

Accucciarsi davanti al focolare, pulirlo con cura della vecchia cenere, scegliere e posizionare con calma i giusti tagli di legno, i più piccoli e più facili da bruciare prima e quelli più grossi e durevoli poi, accendere finalmente il fuoco, curarlo finché prenda adeguatamente, e poi sedersi soddisfatti ad ammirare il risultato, attizzando la fiamma ogni tanto, magari solo per il gusto di sfavillare qualche scintilla in giro, è l’unica antica cerimonia che sia rimasta nella nostra automatizzata e supertecnologica vita, che ci faccia sentire ancora fratelli di Prometeo, rinnovando l’eterno stupore del fuoco, e l’intimo orgoglio di saperlo dominare, gesti semplici dal significato immediato, che suonano corde ancestrali ancora non del tutto sopite della nostra originaria natura di cacciatori e raccoglitori del Paleolitico….

Lasciarsi abbrustolire al calore della fiamma dà ancora un piacere che nessun riscaldamento centralizzato può imitare, ascoltare nella notte lo scoppiettìo dei ceppi dà un senso di sicurezza e rilassamento che nessun moderno farmaco può sostituire, lasciar vagare lo sguardo sul guizzante e mutevole gioco di luci di un focolare in penombra libera ancora la fantasia e l’immaginazione che il bombardamento mediatico radiotelevisivo opprime ed atrofizza…

La semplice cura di un focolare ha un valore terapeutico, crediamo, che il Servizio Sanitario Nazionale dovrebbe riconoscere, consentendone l’installazione al prezzo di un modesto ‘ticket’, come misura profilattica contro lo sciocchezzaio e la confusione della vita moderna

Un caminetto riscalda, illumina, favorisce la ventilazione della casa, fa compagnia ed arreda. Nessun altro componente della casa, né strutturale né accessorio, svolge così tante e mutevoli funzioni insieme. Certamente la caldaia riscalda di più e più economicamente, le lampade elettriche illuminano meglio, la televisione o la radio hanno una colonna sonora più varia, e altri sistemi tecnologici rendono la nostra vita più semplice e comoda, ma nessuno che corrisponda ai nostri istinti più intimamente del camino, nessun che sia più affine a noi stessi, nessuno che sia così versatile e plasmabile alle nostre esigenze.

Un camino posto in un qualunque spazio, trasforma una stanza vuota in una casa: nient’altro ha questo incredibile potere.
Ecco, il potere di trasformare anche una banale abitazione moderna, industriale, anonima, in una Casa:basterebbe questo, crediamo, a far desiderare un camino.
E scusate se è poco

Fonti: Alfredo Neri