Stufe a pellet canalizzate

Caratteristiche delle stufe a pellet canalizzate.

Le stufe a pellet canalizzate sono stufe a pellet ad aria che con un opportuno sistema di canalizzazioni trasportano l’aria calda da esse prodotta, oltre che nella stanza dove sono collocate, in locali attigui posizionati solitamente sul medesimo livello o a quello superiore.

Ricordiamo che le stufe a pellet ad aria sono stufe a pellet in cui, nell’interfaccia dello scambiatore di calore a contatto con i fumi di combustione, circola aria che una volta riscaldata, senza mescolarsi ai prodotti di combustione, viene immessa nell’ambiente.

Il pellet è un combustibile ricavato da legno triturato che viene agglomerato, senza aggiunta di collanti ed altri prodotti chimici, in cilindretti di piccole dimensioni.

La stufa a pellet canalizzata è costruita come una comune stufa a pellet di potenza opportuna. Naturalmente nel calcolo della potenza bisognerà tener conto che essa deve riscaldare non solo la stanza in cui si trova ma anche quelle adiacenti raggiunte dall’impianto di canalizzazione.

Per calcolare il valore della potenza termica della stufa a pellet canalizzata da installare in un appartamento occorre prima di ogni cosa calcolare la cubatura totale dell’ambiente da riscaldare.

Detta cubatura si ottiene moltiplicando la superficie in metri quadrati per l’altezza media espressa in metri. Quindi, ad esempio, se l’appartamento ha una superficie di 120 m2 ed una altezza media di 3 m la cubatura V=120×3=360m3. Nota la cubatura il fabbisogno termico (ovvero il numero di klo calorie in una ora) occorrenti per riscaldare in maniera confortevole l’appartamento si otterrà moltiplicando la cubatura per un coefficiente, denominato coefficiente termico, che quantifica le kilocalorie necessarie in una ora per riscaldare un m3 dell’ambiente.

Esso varia in funzione dell’isolamento termico dell’appartamento e della zona climatica in cui questo è posizionato. Il suo valore è perciò compreso tra 30 Kilocalorie/ora x m3 e 40 kilocalorie/ora x m3.

Ritornando quindi all’esempio numerico precedente il fabbisogno termico si otterrà col semplice calcolo 360 x 35 = 12600 kilocalorie/ora.

Per ottenere poi i Kilowatt basterà dividere tale valore per 862 e quindi 12600/862= 14,61 Kw.

L’impianto di canalizzazione dell’aria è costituito da tubazioni in alluminio e una opportuna coibentazione per non disperdere il calore durante il percorso. Tali tubazioni, che si raccordano al retro della stufa dove prelevano l’aria da essa riscaldata, diffondono l’aria calda nelle varie stanze servite mediante bocchette praticate nelle tubature.

L’aria calda viene forzata nella canalizzazione dalla ventola di espulsione di cui è dotata la stufa. Se l’ambiente da riscaldare ha una cubatura consistente, per ovviare alle perdite di carico, che fatalmente si avranno nei tubi, e per favorire un ricircolo più rapido ed efficiente, lungo la canalizzazione sanno posizionate delle ventole ausiliarie che comunque saranno pilotate (accensione e regolazione della velocità) dalla centralina a microprocessori della stufa.

Nelle varie stanze vi saranno anche dei termostati regolabili che consentiranno di impostare a piacimento la temperatura desiderata. Essi saranno anche loro in collegamento col microprocessore della centralina e forniranno il necessario feedback per poter regolare i parametri della stufa in maniera che questa sia in grado di convogliare in ogni ambiente il giusto flusso di aria calda.

Si preferisce installare le stufe a pellet canalizzate in ambienti che siano tutti su un medesimo livello e la cui cubatura non superi un determinato tetto (inferiore ai 400 m3), perché, per compensare le perdite di carico nei lunghi tubi di canalizzazione, occorrerebbe considerare ventole di potenza notevole e tubi di diametro consistente. Ovviamente le ventole potenti risulteranno rumorose ed i tubi di diametro considerevole saranno difficili da mascherarsi. Spesso a monte dell’impianto di canalizzazione viene montato un umidifcatore per ovviare ai problemi di secchezza dell’aria che vengono a determinarsi dopo qualche ora dall’entrata in funzione della stufa.

immagine-canalizzazione

Vantaggi e svantaggi delle stufe a pellet canalizzate.

I vantaggi.

  • Sono ecologiche. Grazie alla doppia combustione, alla temperatura elevata ed al controllo costante con una sonda lambda dei fumi di scarico questi conterranno solo anidride carbonica ed acqua che non risultano nocivi per l’ambiente. Inoltre l’anidride carbonica prodotta è all’incirca pari a quella che l‘albero da cui viene il pellet ha sottratto all’atmosfera per la sintesi della clorofilla. Risulta perciò nullo il bilancio di CO2 immesso in atmosfera e quindi la combustione del pellet non contribuisce all’effetto serra.
  • Hanno bassi costi di gestione. I motivi sono l’ottimo rendimento termico della stufa ed il basso costo del pellet.
  • Riuniscono in un solo dispositivo due distinte funzioni. Riscaldano direttamente la stanza in cui sono collocate e attraverso le canalizzazioni il resto della casa.
  • Hanno una discreta autonomia. Un carico della tramoggia della stufa può durare anche 2 giorni.

I contro.

  • Richiedono canna fumaria che deve sfociare a di sopra del tetto. Non sono perciò installabili in qualunque posto né facilmente spostabili.
  • Le canalizzazioni richiedono opere murarie importanti. L’idea migliore sarebbe una loro installazione in concomitanza dei lavori di ristrutturazione.
  • Riscaldano per convenzione. I ricircoli di aria creano movimenti di polveri ed acari che non sono salutari specialmente per i soggetti allergici.
  • Richiedono l’installazione a monte di un umidificatore per evitare l’eccessiva secchezza dell’aria dell’ambiente.
  • Le ventole lungo l’impianto di canalizzazione sono rumorose.
  • Sono apparati tecnologicamente complessi e richiedono per l’installazione e l’assistenza tecnici specializzati.

Costi ed installazione di una stufa a pellet canalizzata.

La spesa per portare a casa una stufa a pellet canalizzata va da un minimo di 1200 € ai 5000 €  ed a tale importo vanno aggiunte le spese per la canalizzazione che vanno quantificate di caso in caso in funzione della lunghezza dell’impianto e delle opere murarie necessarie.

L’installazione e la prima accensione deve essere effettuata a cura di un tecnico abilitato che deve rilasciare certificato di conformità obbligatorio per legge. Ovviamente la prima accensione deve essere preceduta dai lavori di installazione delle canalizzazioni ed eventualmente di sistemazione della canna fumaria.

Fonti: Faidate360

Advertisements

Caldaie e apparecchi a biomassa: la sfida di Ecodesign ed Ecolabel

Nel settore che riguarda la termica delle biomasse, la attuale sfida è quella che si gioca sulla qualità e l’innovazione tecnologica, intese come progettazione e costruzione di apparecchi e impianti a biomasse con alti rendimenti e bassissime emissioni, alimentati da biocombustibili di qualità certificata e installati da professionisti qualificati.La prima sfida partirà con l’etichettatura energetica, il cosiddetto Ecolabel. Secondo la normativa europea, dal 1° gennaio 2018 tutti gli apparecchi domestici a pellet o legna dovranno essere dotati di un’etichetta simile a quella delle lavastoviglie, ben esposta nei punti vendita e nei siti web dei produttori. L’etichetta indicherà la classe di efficienza energetica e gli altri dati tecnici necessari a distinguere prodotti che sembrano simili, ma che in realtà hanno caratteristiche intrinseche qualitativamente diverse. Questo permetterà all’acquirente di conoscere il “plus” del prodotto migliore. Quest’etichetta diventerà la prima cosa visibile al consumatore sul prodotto, anche prima del prezzo; sarà quindi come un “Passaporto Energetico”». La seconda sfida, ancora più stringente, sarà quella della direttiva europea Ecodesign, in vigore dal 2022. Tutti i produttori di stufe e caminetti saranno obbligati a mettere in commercio prodotti più ecocompatibili in termini di emissioni inquinanti, efficienza e rendimenti. Mentre in altri paesi europei, come la Germania o l’Austria, sono già in vigore normative stringenti che si avvicinano o addirittura sono ancora più severe di quelle che saranno imposte a livello UE, in Italia siamo piuttosto in ritardo. Il riferimento italiano è dato dalle norme tecniche UNI EN (UNI 10683-1998), mentre il ministero dell’Ambiente e quello dello Sviluppo economico non hanno ancora trovato un’intesa sul Decreto attuativo dell’articolo 290 del dlgs 152/2006 (Testo Unico Ambientale), che potrebbe costituire un’ottima base di partenza. Se la combustione di legna e la qualità dell’aria sono due elementi tra loro connessi (per esempio in Lombardia la legna è fonte del 45% del PM10 nell’aria), va anche detto che la legna è una risorsa irrinunciabile nella lotta ai cambiamenti climatici. Oggi sul mercato gli apparecchi più nuovi hanno livelli di emissioni molto più basse di quelli più vecchi. Per rendere davvero compatibile la qualità dell’aria con le esigenze del Protocollo di Parigi è necessario che lo sviluppo tecnologico prosegua ancora e dai risultati di diversi progetti di ricerca il potenziale per tale sviluppo esiste.L’articolo 290, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 recita: «… con decreto del ministro dell’ambiente di concerto con i ministri della salute e dello sviluppo economico, sono disciplinati i requisiti, le procedure e le competenze per il rilascio di una certificazione dei generatori di calore… alimentati con legna da ardere, carbone di legna e biomassa solida combustibile». È stata quindi sviluppata una bozza di decreto che si pone come finalità l’individuazione di prestazioni emissive di riferimento per le diverse classi, di definire i metodi di prova e le verifiche che il produttore deve effettuare ai fini del rilascio della certificazione ambientale e, infine, di dare indicazioni circa le corrette modalità di installazione e gestione dei generatori di calore. Le opportunità che questo tipo di classificazione potrebbe aprire vanno dall’utilizzo nelle azioni di incentivazione (come ad esempio il Conto Termico oppure azioni a livello locale) e nei piani di risanamento regionali per impostare adeguate azioni di limitazione all’uso e di sostituzione degli apparecchi più vecchi fino all’individuazione di limitazioni di carattere emergenziale (laddove ritenute opportune). In pratica, il decreto di classificazione degli apparecchi può contribuire a favorire il percorso di miglioramento tecnologico sempre però in abbinamento a installazione, manutenzione e uso corretti». Il Conto Termico 2.0, il sistema incentivante la produzione di calore da biomassa legnosa, introduce principi di semplificazione, efficacia, diversificazione e innovazione tecnologica, ampliando la gamma di interventi incentivabili sia per le pubbliche amministrazioni sia per i soggetti privati». Tra le novità più interessanti l’innalzamento del limite per l’erogazione con unica rata dagli attuali 600 a 5.000 euro e l’erogazione degli incentivi non più in 6 mesi ma in 2. Preoccupati gli operatori del settore per i “provvedimenti normativi emergenziali” (con i quali i sindaci italiani possono vietare l’accensione di apparecchi a biomassa a 360 gradi senza distinguere tra apparecchi virtuosi e obsoleti), sono però pronti a cogliere la sfida della qualità e dell’innovazione tecnologica per proseguire nel percorso virtuoso già intrapreso di costruire apparecchi e impianti a biomasse con alti rendimenti e bassissime emissioni, alimentati da biocombustibili di qualità certificata e installati da professionisti qualificati.

Fonte AIEL, Associazione Italiana Energie Agroforestali

Il grigio

E’ un colore elegante, che scalda i contrasti del bianco e nero, tinge con sobrietà e crea ambienti rilassanti. Il grigio è un colore molto in voga nel mondo dell’arredamento in questo momento, anche grazie a quella vena industrial e metropolitana che si adatta perfettamente ad ambienti contemporanei. Le sfumature del grigio hanno la capacità di risultare luminose con la luce del giorno, sensuali e rilassanti la sera, inoltre si adattano a qualsiasi altra tonalità scelta per l’arredamento, aggiungendo un tocco sofisticato.

Ma come utilizzarlo? Innanzitutto, considerate le decine di sfumature che può assumere questo colore: dal luminoso grigio ghiaccio o cenere, ad uno scuro antracite, le nuance sono molte. Il grigio si abbina benissimo con colori neutrali come il beige, il panna, con le tonalità pastello (il celeste e il cipria su tutti), con i bianchi, i neri e con le colorazioni terrene di stagione (marroni aranciati, marsala, ocra). Tra i materiali che meglio vi si accostano vi sono i metalli, il legno e il vetro.

Se amate le pareti tinte di grigio, optate per le nuance più chiare e luminose, e illuminatele con mensole dove metterete libri o piante, per alleggerire l’effetto cupo. Mentre per quanto riguarda l’arredamento, il divano grigio è il non-plus-ultra delle tendenze attuali, sia in versione scura che chiara, dalle forme un po’ retrò, possibilmente illuminato da cuscini dalle stampe etniche o floreali, per ravvivare il salotto. Anche il tappeto, se scelto nelle tonalità più chiare di grigio, donerà un effetto elegante alla stanza senza appesantirla. Non dimenticate inoltre che anche i mobili in legno possono diventare grigi: comodini, credenze, tavoli, cornici, porte ben si prestano all’effetto decapé sui toni della cenere o del fumo, donando un’accezione industrial anche all’arredamento più classico.

 

Novità! Stufa a pellet BIO 80H

La stufa a pellet Fair modello Bio include tre funzioni in un unico prodotto. Con il suo rivoluzionario sistema benessere Healthsystem, riscaldando l’aria ambiente la purifica e la sanifica, neutralizzando odori, fumo, pulviscolo e con essi gran parte dei batteri nocivi. Respirando quest’aria purificata, si beneficia di un miglioramento della respirazione, riduzione degli effetti dello stress, aumento delle difese immunitarie, inoltre impedisce la diffusione di batteri, prevenendo malattie respiratorie come raffreddore o asma.

Dettagli tecnici:
– Programmatore settimanale 4 accensioni più 4 spegnimenti al giorno;
– Predisposizione al collegamento con termostato esterno;
– Fianchi in acciaio verniciato;
– Funzione Stand-by o modulazione;
– Funzione estate inverno con sistema HealthSystem;
– Termostato ambiente integrato;
– Camera di combustione in acciaio;
– Braciere in ghisa (pulizia ventilata);
– Interfaccia seriale per l’utenza tecnica.

Optional:
– Kit GSM per il controllo tramite Sms;
– Kit FUMI, fumisteria aggiuntiva;
– Kit TRASFERIBILE, ruote girevoli a 360°;
– Telecomando IR.

Caratteristiche:
Potenza termica globale 8 kW
Potenza termica nominale 3 min – 7,1 max kW
Rendimento 91,5 – 95 %
Consumo orario 0,6 min – 1,5 max kg/h
Volume riscaldabile indicativo 150 – 240 mc
Capienza serbatoio ~ 15 kg
Autonomia al minimo 26 h circa
Autonomia al massimo 10 h circa
Uscita fumi diam. 80 mm
Presa d’aria diam. 40 mm
Portata d’aria 190 mc/h
Consumo corrente elettrica 50 min – 105 max W
Dimensioni LxHxP 425 x 895 x 435 mm
Peso 68,5 kg

Guida alla scelta del pellet

1 – LA CLASSIFICAZIONE DEL PELLET IN BASE ALLA QUALITÀ 
Il marchio europeo ENplus divide i prodotti in 3 categorie a seconda delle caratteristiche chimico-fisiche del pellet:

  • A1 per il pellet di prima categoria, il più pregiato 

 

  • A2 per il pellet di seconda categoria, è di media qualità 

       

  • B per il pellet di terza categoria, è il più scadente adatto solo per usi industriali 

       

2 – LA CERTIFICAZIONE E LA PROVENIENZA 

Per essere sicuri che il pellet sia davvero certificato non basta però che ci sia il marchio:


deve sempre essere accompagnato da un numero identificativo dell’azienda, altrimenti non ha alcuna validità. Il numero è formato da due lettere che indicano il paese di provenienza (es. IT per Italia) e da tre cifre: IT 000

I numeri da 0 a 299 identificano i produttori, quelli oltre 300 gli importatori: sul sito di EN Plus si può verificare che il codice corrisponda al produttore o all’importatore effettivo.

Per esempio nell’immagine  sopra, l’azienda è belga BE ed è un produttore 023

Detto questo, molto pellet in commercio non è certificato, anche perché circa l’80% di quello presente sul mercato italiano è di importazione: gran parte proviene da Europa e Paesi dell’Est, ma una quota anche da Usa, Canada, Sudamerica, Australia e perfino Nuova Zelanda. Se il marchio di certificazione non è segnalato, bisogna verificare che ci siano almeno il nome e i riferimenti del produttore o dell’azienda responsabile della commercializzazione.

3 – IL RESIDUO DI CENERE

Informazioni utili – come residuo di ceneri, potere calorifico e contenuto idrico – ci vengono poi dall’etichetta. Come leggere questi valori? Si può fare riferimento alla norma per la certificazione il parametro più importante è il residuo di ceneri:

A1) per il pellet certificato A1 deve essere inferiore allo 0,7%
A2) per il pellet certificato A2 deve essere inferiore all’1,5%
Pertanto un pellet con residuo inferiore all’1,5% è accettabile, ma è ancora migliore con un residuo inferiore allo 0,7%. 

4 – IL POTERE CALORIFICO 


Per quel che riguarda il potere calorifico, scopriamo che l’importanza di quanto scritto in etichetta è relativa. Diversi produttori indicano valori fuorvianti, scrivendo il potere calorifico del pellet allo ‘stato anidro’: possiamo trovare sulle etichette valori tipo 5,3 kWh/kg. In realtà il potere calorifico reale del pellet è attorno ai 4,7-4,8 kWh/kg, ossia circa 16 MegaJoule. Cifre più alte sono false: il potere calorifico non può essere considerato allo stato anidro ma va misurato per quello specifico pellet con il suo contenuto idrico, mediamente del 6-8%. 

5 – LA MATERIA PRIMA

Anche la materia prima non è determinante per capire la qualità, fatto salvo che il pellet – come previsto dalla normativa – deve essere fatto con legno vergine che ha subito unicamente trattamenti di tipo meccanico (dunque niente scarti di falegnameria verniciati o incollati).

La specie legnosa conta fino a un certo punto. Anche se certe specie possono essere particolarmente difficili, va detto che non si trova pellet di castagno o di quercia puro, ma sempre mischiato ad altre specie, ad esempio a faggio o abete.

6 – IL COLORE



Ma la qualità del pellet si può capire a una semplice ispezione visiva?

La nota distinzione tra pellet chiaro e pellet scuro, scopriamo, non ha fondamento: può dipendere dal tipo di essicatoio, quello a tamburo tende a tostare leggermente il pellet, dandogli un colore più scuro.

La cosa importante è prendere in mano il sacco e vedere quanti residui di pellet sbriciolato ci sono: deve essere compatto, molti residui indicano pellet di scarsa qualità e che ha subito lunghi spostamenti. 

Le stufe a legna ventilate

Che cosa sono le stufe a legna ventilate?

Le stufe a legna ventilate sono stufe per il riscaldamento di ambienti interni che utilizzano come combustibile la legna, ma ne esistono anche modelli che utilizzano: pellet (cilindretti di legna triturata ed agglomerata); cippato (legna sminuzzata in scaglie); prodotti agricoli dedicati come il mais; biomasse in generale.

Caratteristica di tali dispositivi è che trasmettono la maggior parte del calore generato avvalendosi del principio della convenzione. Ossia riscaldano l’ambiente essenzialmente per moti convettivi di un flusso di aria, che si riscalda a contatto con la camera di combustione e poi si diffonde all’interno dell’ambiente da riscaldare o naturalmente o forzato da opportune ventole. Naturalmente, poiché le stufe in questione hanno una massa che non è sempre irrilevante, parte del calore prodotto sarà anche accumulato e trasmesso per irraggiamento sotto forma di radiazione infrarossa.

Tipologie

Le stufe ventilate sono essenzialmente distinte in due grosse categorie:

  • Stufe ventilate a convenzione naturale. Sfruttano i naturali moti convettivi che si innescano per le differenti temperature dell’ambiente. Questi moti tendono ad annullare il gradiente di temperature ed a rendere queste uniformi in tutta la stanza. Quindi non utilizzano canalizzazioni ne ventole per muovere l’aria ma solo i moti naturali.
  • Stufe ventilate canalizzate. Si avvalgono di opportune canalizzazioni che sono raccordate ad uscite secondarie dell’aria calda ventilata. Le canalizzazioni raggiugeranno e riscalderanno locali attigui o sopra l’ambiente in cui è installata la stufa. Ovviamente possono essere necessarie ventole o aspiratori per muovere l’aria calda nelle canalizzazioni. Dovendo riscaldare consistenti volumi di aria, le stufe canalizzate necessitano di una buona potenza termica  e quindi di una camera di combustione adeguata alle necessità.

Stufa a legna Piazzetta mod. E929 D-H

Caratteristiche e funzionamento.

Le stufe a legna ventilate hanno solitamente una struttura in metallo con la forma approssimativa di un parallelepipedo. Alcuni modelli, per motivi di estetica, ma anche per aumentarne la capacità di accumulo di calore, sono rivestiti da maioliche decorate sullo stile della “stube “ altoatesina. Le dimensioni di tali stufe possono essere molto variabili, a determinare comunque la loro dimensione è la complessità del modello ed, in maniera tangibile, la sua potenza termica ossia il calore generato dalla combustione in un’ ora che ovviamente sarà funzione della quantità di combustibile che viene bruciata e quindi delle dimensioni della camera di combustione.

Le parti salienti di una stufa ad aria calda ventilata sono:

  • Camera di combustione. E’ il cuore della stufa ed in essa avviene la combustione ovvero l’insieme delle reazioni di ossidazione che svilupperanno il calore. E’ solitamente realizzata in metallo,  spesso in ghisa, e reca un’ apertura frontale per il caricamento della legna che è ermeticamente chiusa da una porta in vetro da fuoco. In tal maniera viene conservata la possibilità di godere della vista della fiamma che arde come in un camino e nel contempo i prodotti della combustione non potranno contaminare l’ambiente da riscaldare.
  • Un sistema di circolazione dell’aria comburente che viene addotta alla camera di combustione. In funzione di come detto sistema viene realizzato varia la tipologia della combustione consumata nell’apparato. Il tipo che consente la combustione più pulita e più efficiente è quello che prevede due distinti flussi di aria comburente: uno primario ed uno secondario. Il flusso di aria primaria, infatti, arriva nella camera di combustione alla base del griglia su cui è posizionata la legna. Esso alimenta una prima combustione che perciò è detta primaria. Questa provoca la pirolisi del combustibile legnoso ossia produzione di calore e sviluppo di gas: idrocarburi e monossido di carbonio. Il flusso di aria comburente secondario opportunamente riscaldato viene invece introdotto nella camera di combustione dall’alto e qui incontra in controcorrente ed in regime turbolento i gas di pirolisi è li incendia. Si otterrà così ulteriore calore e pochi sottoprodotti essenzialmente anidride carbonica e vapore acqueo.
  • Un sistema di circolazione dell’aria riscaldata. La stufa all’interno della struttura metallica reca delle intercapedini attraverso cui circola naturalmente l’aria che a contatto con la camera di combustione si riscalda. Aria che, nei modelli più evoluti, viene prelevata da apposite feritoie poste sul top della stufa e fatta circolare nelle intercapedini da ventilatori a velocità regolabile dall’esterno con telecomando. L’uscita dell’aria è realizzata nella parte bassa della stufa ed è regolata da alette orientabili. L’aria calda tende ovviamente a salire e spostandosi richiama aria fredda che così viene convogliata nella stufa. Per effetto di tale moto convettivo che si viene a creare, dopo un tempo ragionevolmente lungo, l’intero ambiente si riscalderà. La stufa può prevedere ancora ulteriori uscite dell’aria calda che attraverso apposite canalizzazioni potrà raggiungere e riscaldare locali attigui o sovrastanti quelli in cui essa è allocata.

Vantaggi e svantaggi delle stufe a legna ad aria calda ventilata.

Tra i vantaggi delle stufe a legna ad aria ventilata abbiamo:

  • Usano biomasse come combustibile. Quindi assommano tutti i pregi di queste e perciò:
    • Non contribuiscono all’effetto serra. L’anidride carbonica prodotta bruciando è la stessa consumata dalla pianta, da cui la biomassa proviene, durante la crescita.
    • Consumano energia rinnovabile. Le biomasse si riformano in tempi di anni e non in ere geologiche come i combustibili fossili (petrolio o gas naturale).
    • Consumano una risorsa che il nostro paese produce in eccesso.
  • Non inquinano. La combustione genera come sottoprodotti cenere (utilizzabile come concime) anidride carbonica ed acqua.
  • Hanno un buon rendimento. La doppia combustione consente di recuperare una quantità importante di calore che andrebbe persa immettendo inquinanti in atmosfera.
  • Riscaldano l’intero ambiente. Per tale motivo riducono i problemi di umidità e muffe sui muri perimetrali.

Tra gli svantaggi:

  • Necessitano di canna fumaria. Non possono perciò essere spostate facilmente. La cosa diviene ancor più complessa per i tipi con canalizzazione.
  • Sono abbastanza costose.
  • Riscaldano l’intero volume di aria dell’ambiente. Hanno perciò costi di esercizio più alti delle stufe che riscaldano per irraggiamento che non hanno tale necessità.
  • I moti convettivi dell’aria creano movimenti di polvere. Situazione che può creare disagi a coloro che hanno problemi di allergie.

Stufa a legna Piazzetta mod. E900 M

Termostufe a pellet: vantaggi e svantaggi. Funzionamento, installazione e manutenzione.

Che cosa sono le termostufe a pellet?

Le termostufe a pellet sono apparati che uniscono alle normali funzioni di una stufa, ossia riscaldare l’ambiente in cui sono collocate, anche quelle di una caldaia ossia produrre acqua calda che verrà utilizzata come acqua sanitaria e/o per alimentare un impianto di termosifoni che assicurerà il riscaldamento di locali attigui e sovrastanti a quello in cui è collocato l’apparato. Ovviamente poiché sono a pellet useranno quest’ultimo come combustibile.

Ricordiamo che il pellet si ottiene addensando legno triturato fino ad ottenere cilindretti con diametro compreso tra i 6 e gli 8 millimetri e lunghezze tra i 10 ed i 30 millimetri. Caratteristiche essenziali del pellet sono:

  • Un ciclo produttivo che non prevede né uso di collanti né di additivi chimici (la forma viene mantenuta dalla lignina che è un componente del legno) ;
  • Un ciclo produttivo che utilizza come materia prima scarti di lavorazione dell’industria del legno e dell’agricoltura.

Come funzionano?

Le termostufe a pellet sono sostanzialmente comuni stufe a pellet di adeguata potenza termica compresa, di norma, tra i 13 ed i 35 kW.

La differenza di rilievo tra le termostufe ed una normale stufe a pellet è nello scambiatore di calore in cui, nelle prime, oltre a circolare aria, circola anche acqua che verrà riscaldata dai fumi di combustione e che, una volta calda, andrà ad alimentare l’impianto dell’acqua sanitaria e/o quello dei termosifoni per il riscaldamento degli altri ambienti.

A stretto rigore l’impianto che collega la termostufa al circuito dell’acqua sanitaria ed ai termosifoni non fa parte della caldaia anche se questa è spesso dotata di una pompa che consente il ricircolo dell’acqua riscaldata, di un vaso di espansione ed una valvola di sicurezza per scongiurare i possibili danni procurati da picchi di pressione che superino il livello di guardia.

L’impianto può collegare la termostufa ad una caldaia ausiliaria a metano che, pilotata da una termo valvola, interverrà quando l’acqua nel bollitore di accumulo non è alla temperatura di esercizio. Condizione che potrà verificarsi o a termostufa spenta o nella fase iniziale quando non ha ancora raggiunto la giusta temperatura. Ovviamente la caldaia a gas, quando tale livello sarà stato raggiunto, smetterà di funzionare.

E’ anche possibile un allacciamento a pannelli solari termici che coadiuveranno la caldaia a portare l’acqua del boiler alla giusta temperatura consentendo un considerevole risparmio di combustibile che gioverà alla gestione economica dell’impianto.

E’ possibile ancora una uscita del boiler con acqua calda a temperatura più bassa per alimentare tubazioni interrate nel pavimento che consentono il riscaldamento a pavimento di alcune stanze della casa.

Approfondisci i vantaggi e gli svantaggi del riscaldamento a pavimento.

L’impianto, comunque sia configurato, sarà sempre dotato di vari dispositivi di sicurezza per evitare che picchi di pressione (conseguenza di temperature troppo elevate) possano causare scoppi e danneggiamenti.

Termostufa a pellet Piazzetta P985 TH

Opinioni su queste termostufe: vantaggi e svantaggi.

I vantaggi delle termostufe a pellet sono:

  • Per effetto della doppia combustione, che avviene nel loro braciere, e della elevata temperatura tutti i pericolosi sottoprodotti di combustione, e segnatamente il monossido di carbonio, vengono completamente ossidati e pertanto vengono immessi nell’ambiente esterno solo gli innocui: anidride carbonica ed acqua. Inoltre poiché i fumi percorrono nello scambiatore di calore a tubi un lungo percorso attraverso una coclea, allo scopo di cedere quanta più energia termica è possibile, anche eventuali polveri sottili ed impurità in essi contenuti si depositeranno.
  • L’anidride carbonica immessa in atmosfera poi non concorrerà ad aumentare il bilancio dei gas serra in quanto il suo ammontare è all’incirca uguale alla quota che l’albero da cui il pellet deriva ha sottratto dall’atmosfera stessa per utilizzarla nella sintesi clorofilliana.
  • Il pellet usa come materia prima per il suo ciclo produttivo: scarti dell’industria di lavorazione del legno, scarti di potatura in agricoltura, scarti dell’industria agroalimentare. Le stufe, quindi, consumano una risorsa rinnovabile. Non gravano sul bilancio energetico del nostro paese. Il pellet viene dal legno risorsa di cui il nostro paese è ricco (ne produce più del suo fabbisogno)
  • Contribuiscono allo smaltimento dei rifiuti. Consumano, infatti, combustibile che è prodotto con scarti di lavorazione.
  • Riuniscono in un solo elemento due apparati. Esse, infatti, fungono contemporaneamente da stufe e da caldaia. La loro caratteristica di essere a camera chiusa (non immettono prodotti di combustione nell’ambiente) ed il design di architetti capaci con modelli esteticamente pregevoli rende possibile il loro inserimento in ogni tipo di ambiente. Inserimento reso ancor più gradevole alla visione della fiamma che arde attraverso il vetro ceramica del suo portello.
  • Hanno un costo di gestione ragionevolmente basso. La condizione scaturisce dall’elevato rendimento termico della termostufa e dal basso costo del combustibile. Il pellet, infatti, ha un costo per chilowattora di energia prodotta superiore solo a quello di legna e cippato. Il rendimento termico elevato è assicurato dalla doppia combustione che produce più calore e dal lungo percorso dei fumi nello scambiatore che riduce al minimo il calore disperso all’esterno.

I contro.

  • Le termostufe a pellet richiedono una canna fumaria che deve sbucare sul tetto dell’abitazione. Pertanto non possono essere collocate in un qualsiasi posto né possono essere spostate con facilità.
  • Non funzionano senza energia elettrica. Quindi se viene meno la corrente la termostufa si spegnerà.
  • Sono apparati complessi. Richiedono pertanto l’intervento di personale con adeguata competenza tecnica sia per l’installazione che per l’assistenza tecnica.
  • Richiedono manutenzione e pulizia periodica.
  • Hanno un costo iniziale relativamente alto. La spesa per acquistare una buona termostufa a pellet con design confacente ad un arredamento di qualità parte dai 2500 € e raggiunge tranquillamente i 5000€ per modelli di potenza elevata.

Installazione di una termostufa a pellet.

Le termostufe a pellet sono, come già molte volte detto, dei dispositivi dotati di una complessa tecnologia e pertanto le operazioni di installazione, così come quelle di manutenzione periodica, vanno fatte a cura di personale dotato di adeguata competenza e quindi dai tecnici dell’azienda produttrice. Inoltre la stufa va adattata all’impianto dei termosifoni ed anche tale operazione va fatta da personale esperto. Qualunque sia il modello di termostufa da installare sarà necessario programmare inizialmente la centralina a microprocessore che sovra intende alle sue principali funzioni.

Il settaggio si effettuerà operando dal display di controllo e immettendo con opportune manovre i dati essenziali per il settaggio delle principali funzioni dell’apparato. Ovviamente ogni marca/modello avrà un suo iter operativo illustrato nel manuale che accompagna l’apparato. Comunque al di la delle differenze imposte da marca e modello qualunque termostufa richiederà un iniziale settaggio di:

  • Data e ora.
  • Orario di accensione e spegnimento.
  • Potenza. Nei modelli sofisticati di termostufe a pellet si può variare in un contenuto range la potenza generata in funzione della temperatura dell’acqua.
  • Temperatura dell’acqua che si invia all’impianto.
  • Temperatura della stanza in cui è allocata.
  • Tiraggio. Ossia il movimento con cui i fumi di scarico abbandoneranno il dispositivo (agendo sulla velocità delle ventole).
  • Carico di pellet. Ovvero la quantità di questo che nell’unità di tempo la coclea addurrà al braciere (agendo sulla velocità del motoriduttore che muove la coclea).

Manutenzione della termostufa.

La manutenzione ordinaria della termostufa a pellet consiste essenzialmente in operazioni di pulizia:

  • svuotamento del cassetto che raccoglie la cenere sotto il crogiuolo dove brucia il pellet;
  • pulizia con un aspirapolvere del: vano crogiuolo e della ventola;
  • pulizia del vetro anteriore.

La manutenzione straordinaria, da effettuarsi con cadenza annuale, consiste nella pulizia delle condense catramose che si raccolgono nell’apposito vano posto a monte del tubo che adduce i fumi di scarico alla canna fumaria.

FONTI: Faidate360

 

il Benessere Naturale

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: