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Il Pellet ECO GREEN ha come caratteristiche principali un alto potere calorifico di oltre 5,00 kWh/kg , basso contenuto di umidità 5,30%. Ha un contenuto molto basso di cenere inferiore a 0,30% avendo una temperatura di combustione circa 20 kJ/kg, La densità è superiore a 660 kg/m³. Distinguibile nel suo packaging ma soprattutto nella sua affidabilità e qualità, queste prerogative, contraddistinguono la nostra politica di vendita e tutti i nostri prodotti commercializzati. I cilindretti hanno un diametro 6 mm una lunghezza inferiore a 45 mm, e possono essere in sacchetti da 15 Kg, che in sacchi da 10 Kg.

Il Pellet è costituito dalla segatura trasformata, pressata sotto alta pressione, grazie a ciò l’energia viene fortemente addensata. Il processo avviene senza l’impiego di ulteriori collanti. Il pellet è dotato di elevate proprietà energetiche, ha un basso contenuto di umidità e Rispetta l’ambiente – la produzione non provoca ulteriori disboscamenti.

I Dati Tecnici del Pellet ECOGREEN

  • Potere Calorifico Superiore: 18,36 MJ/Kg
  • Umidità Contenuta: 7-8 %
  • Residuo Ceneri: 0,39 %
  • Durabilità Meccanica: 98 %
  • Temperatura Deformaz. Ceneri: 1290°C
  • Sacchi da 10 o 15 Kg 

  

Consigli per conservare e stoccare il pellet

Come ogni anno è arrivato il momento di fare scorta di pellet e per poter spuntare un prezzo migliore, fino a giugno è il periodo ideale per acquistarlo. Ma visto che mancano molti mesi al suo utilizzo è bene utilizzare alcuni accorgimenti su come conservare e stoccare il pellet correttamente, sia per il caldo estivo, sia durante il prossimo inverno.

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IL PEGGIOR NEMICO E’ L’UMIDITA’
La resa di un pellet, dipende dalla percentuale di umidità presente nel prodotto. Per questa motivazione quando facciamo scorte di biomasse facciamo attenzione a tutti fattori che sono strettamente correlati all’umidità. Se il pellet è conservato in modo scorretto e diventa umido, tutte le caratteristiche garantite dal produttore non hanno più alcun valore, in quanto si può garantire una certa qualità solo se il pellet è ben mantenuto e stoccato in modo corretto.

Il pellet è costituito da segatura di legno molto compressa tenuta insieme dalla “lignina” che fa da collante naturale durante la pressatura. L’umidità, tende a espandere i cilindretti di pellet vanificando il ruolo della lignina, e facendoli diventare di nuovo quasi segatura. Un’ eccessiva quantità di umidità può abbassare significativamente la quantità di calore prodotto durante la combustione del pellet, questo perché durante la combustione, una parte di calore è sprecata nel far evaporare l’acqua… più il pellet sarà umido e più energia sarà sprecata e quindi meno energia sarà disponibile per produrre calore.

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CONSERVARE IL PELLET ALL’INTERNO
Se stocchiamo il nostro combustibile in un garage, sottoscala, cantina o seminterrato, teniamo presente che i pellets sono sempre confezionati in sacchetti di plastica termosaldata. Tale confezione favorisce la difesa contro l’umidità e se abbiamo scelto un buon prodotto, il pellet avrà anche una confezione per cui da un lato consente che il nostro pellet “respiri” e dall’altro consente all’umidità di non penetrare all’interno e rovinare il nostro prodotto.

Alcuni semplici accorgimenti:

  • Evitate di poggiare i sacchi di pellet per terra usando dei pallet su cui metterli per tenerli sollevati.
  • Evitate di appoggiare i sacchi di pellet direttamente al muro ma teneteli separati con un pannello isolante.
  • Prima dell’uso, se ne avete la possibilità, mettete alcuni sacchi di pellet. in un ambente più asciutto e riscaldato.
  • Utilizzate sempre per primi i sacchi rimasti dalla stagione precedente, altrimenti rischiate che il prodotto si possa deteriorare troppo.
  • Ricordiamo inoltre che conservare e stoccare il pellet correttamente, evita lo spreco di materiale e mantiene la buona efficienza della stufa o caldaia ed evita spiacevoli malfunzionamenti, che possono anche richiedere l’intervento di un tecnico.

CONSERVARE IL PELLET ALL’ESTERNO
Al pellet conservato in bancali situati all’esterno, invece serve una buona protezione dagli agenti atmosferici (umidità-pioggia-neve-sole). I sacchi, infatti, sono sensibili anche ai raggi UV che fungono da agente deteriorante del polietilene con cui detti sacchi sono realizzati. Per questa ragione lo stoccaggio in aree esterne richiede l’adozione di un cappuccio di copertura (realizzato in polietilene con protezione anti-UV) al fine di evitare che i sacchetti, deteriorandosi nel tempo, possano subire rotture, lasciando penetrare umidità, pioggia e neve, provocando un innalzamento verticale dei valori di umidità del pellet, riducendone sensibilmente il potere calorifico ed aumentando le quantità di ceneri incombuste.

Questo metodo di protezione, rapido, pratico ed economico, può essere adottato, dai consumatori che non dispongono di spazi chiusi sufficienti per immagazzinare il pellet di cui necessitano per l’intera stagione. Tali cappucci finalizzati a coprire i “pallet” che ospitano i sacchi da kg 15 di pellet sono, resistenti e facilmente utilizzabili e quindi perfetti per conservare e stoccare il pellet all’esterno.

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FONTI: Il mondo del Pellet

Guida alla scelta del pellet

1 – LA CLASSIFICAZIONE DEL PELLET IN BASE ALLA QUALITÀ 
Il marchio europeo ENplus divide i prodotti in 3 categorie a seconda delle caratteristiche chimico-fisiche del pellet:

  • A1 per il pellet di prima categoria, il più pregiato 

 

  • A2 per il pellet di seconda categoria, è di media qualità 

       

  • B per il pellet di terza categoria, è il più scadente adatto solo per usi industriali 

       

2 – LA CERTIFICAZIONE E LA PROVENIENZA 

Per essere sicuri che il pellet sia davvero certificato non basta però che ci sia il marchio:


deve sempre essere accompagnato da un numero identificativo dell’azienda, altrimenti non ha alcuna validità. Il numero è formato da due lettere che indicano il paese di provenienza (es. IT per Italia) e da tre cifre: IT 000

I numeri da 0 a 299 identificano i produttori, quelli oltre 300 gli importatori: sul sito di EN Plus si può verificare che il codice corrisponda al produttore o all’importatore effettivo.

Per esempio nell’immagine  sopra, l’azienda è belga BE ed è un produttore 023

Detto questo, molto pellet in commercio non è certificato, anche perché circa l’80% di quello presente sul mercato italiano è di importazione: gran parte proviene da Europa e Paesi dell’Est, ma una quota anche da Usa, Canada, Sudamerica, Australia e perfino Nuova Zelanda. Se il marchio di certificazione non è segnalato, bisogna verificare che ci siano almeno il nome e i riferimenti del produttore o dell’azienda responsabile della commercializzazione.

3 – IL RESIDUO DI CENERE

Informazioni utili – come residuo di ceneri, potere calorifico e contenuto idrico – ci vengono poi dall’etichetta. Come leggere questi valori? Si può fare riferimento alla norma per la certificazione il parametro più importante è il residuo di ceneri:

A1) per il pellet certificato A1 deve essere inferiore allo 0,7%
A2) per il pellet certificato A2 deve essere inferiore all’1,5%
Pertanto un pellet con residuo inferiore all’1,5% è accettabile, ma è ancora migliore con un residuo inferiore allo 0,7%. 

4 – IL POTERE CALORIFICO 


Per quel che riguarda il potere calorifico, scopriamo che l’importanza di quanto scritto in etichetta è relativa. Diversi produttori indicano valori fuorvianti, scrivendo il potere calorifico del pellet allo ‘stato anidro’: possiamo trovare sulle etichette valori tipo 5,3 kWh/kg. In realtà il potere calorifico reale del pellet è attorno ai 4,7-4,8 kWh/kg, ossia circa 16 MegaJoule. Cifre più alte sono false: il potere calorifico non può essere considerato allo stato anidro ma va misurato per quello specifico pellet con il suo contenuto idrico, mediamente del 6-8%. 

5 – LA MATERIA PRIMA

Anche la materia prima non è determinante per capire la qualità, fatto salvo che il pellet – come previsto dalla normativa – deve essere fatto con legno vergine che ha subito unicamente trattamenti di tipo meccanico (dunque niente scarti di falegnameria verniciati o incollati).

La specie legnosa conta fino a un certo punto. Anche se certe specie possono essere particolarmente difficili, va detto che non si trova pellet di castagno o di quercia puro, ma sempre mischiato ad altre specie, ad esempio a faggio o abete.

6 – IL COLORE



Ma la qualità del pellet si può capire a una semplice ispezione visiva?

La nota distinzione tra pellet chiaro e pellet scuro, scopriamo, non ha fondamento: può dipendere dal tipo di essicatoio, quello a tamburo tende a tostare leggermente il pellet, dandogli un colore più scuro.

La cosa importante è prendere in mano il sacco e vedere quanti residui di pellet sbriciolato ci sono: deve essere compatto, molti residui indicano pellet di scarsa qualità e che ha subito lunghi spostamenti. 

Alla ricerca del miglior pellet

Esistono molti tipi di pellet, di tante provenienze geografiche, di tanti Paesi e dalle tante diverse caratteristiche; se si decide di riscaldare con il pellet, è fondamentale sia scegliere la giusta stufa o la caldaia a pellet, sia il pellet migliore e più adatto. La giusta combinazione permette di godere a pieno del riscaldamento col pellet.

  • Colore del pellet
  • Il potere calorifico
  • Composizione, grado di purezza
  • Umidità
  • Abrasione

L’aspetto visivo è importante. Il colore di un certo tipo è un buon segnale, un pellet chiaro fatto con legno di conifere (ad esempio pellet di abete) solitamente lascia meno residui nella camera di combustione e nella canna fumaria; inoltre ha un buon potere calorifico.

Indipendentemente dal colore e dal tipo di legno, il potere calorifico è un dato importante del pellet: quando si acquista è sempre bene verificare sui sacchi qual è il potere calorifico del pellet, la soglia spartiacque è dalle 4.700 – 5.000 calorie in su.

Se lo standard prevede un valore calorico compreso ra 4,7 e 5,3 kWh per kg, sul mercato sono presenti anche pellet dalle caratteristiche decisamente inferiori, non solo per via del tipo di legno utilizzato, ma soprattutto per la quantità di umidità presente, che dovrebbe essere inferiore al 12%.

Qualità ma anche prezzo

Come avviene anche in tanti altri campi, la qualità si paga, e così è anche nel pellet: non sempre a ragione, ma spesso. Molti utilizzatori di pellet, magari spaventati dai prezzi elevati, a volte si buttano su qualche surrogato del legno (quali sansa, cereali, soia, mais, nocciolino d’oliva). Fate bene attenzione ai surrogati, spesso portano a problemi di accensione della stufa, a intasamenti, a odori talvolta sgradevoli o peggio inquinanti.

I disonesti sono ovunque, anche all’estero e anche nel mondo del pellet; capita che i produttori di pellet non abbiano molta materia prima e capita ( in caso di disonestà) che il pellet venga “allungato” con  terra, argilla, cartone, vecchi mobili e altra sporcizia varia: attenzione perchè in questi casi non viene scritto ne’ tanto meno viene detto; se trovate riferimenti a legno di “origine vegetale”…evitate.

In questi casi il legno da cui viene fatto il pellet non è vergine, e potrebbe essere stato trattato con altre sostanze (nocive?) quali vernici, impregnanti, colle o altro.

Alcune altre caratteristiche specificate dallo standard per il pellet usato nelle stufe domestiche, ci sono la quantità di zolfo inferiore allo 0,08%, il cloro inferiore allo 0,03% e l’azoto inferiore allo 0,30%.

Normative e certificazioni

In Italia sono in vigore specifiche normative che regolano la produzione del pellet, che deve quindi aderire alle specifiche DIN 51731 (o O-NORM M7135), specifiche che ne confermano l’idoneità nelle stufe domestiche. Come detto il rischio, acquistando un prodotto non certificato, è che il pellet contenga sostanze nocive, che una volta bruciate verrebbero immesse nell’atmosfera e respirate da chi vive all’interno e intorno alla casa, vanificando del tutto il vantaggio di aver scelto una soluzione ecologica per il riscaldamento della propria casa.

I pellets vengono prodotti utilizzando segatura essiccata di legno, pressata in piccoli cilindri dal diametro di 6 – 8 mm e lunghi un paio di centimetri; anche in questo caso la normativa è precisa, specificando che il diametro debba essere compreso tra i 4 ed i 10 mm e la lunghezza inferiore ai 50 mm.

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Pellet migliore, abete, faggio o altro?

Spesso i rivenditori di pellet dicono che il miglior pellet è il pellet di faggio; secondo noi il pellet bianco (chiaro) è il più indicato per le stufe a pellet: ottimo rendimento, residui di cenere contenuti e soprattutto certificato che attesta la qualità del pellet e l’assenza di altre sostanze che in altri tipi di pellet ne compromettono la qualità.

Anche il pellet di abete è generalmente un ottimo combustibile, il legname si presta molto bene alla produzione di un buon pellet e soprattutto i luoghi principali produttori di abete sono Paesi da processi produttivi affidabili.

In ogni caso, al di là di normative e caratteristiche indicate nei sacchi dai produttori, che possono anche essere parzialmente vere o non vere affatto, il miglior pellet in assoluto non esiste, nel senso che è fondamentale provarlo e vedere come brucia, anche in riferimento alla propria stufa.

A parità di pellet, la stufa può fare la differenza, e ciò che ottimo nella mia stufa magari performa peggio in un’altra, e viceversa.

Quindi il pellet migliore è quello che brucia meglio nella nostra stufa. Consigliamo quindi prove pratiche senza fermarsi al primo pellet trovato. E occhi aperti, i venditori del pellet migliore sono ovunque!

Riscaldamento a pellet

Perché conviene pensarci d’estate

Il mercato delle stufe e dei caminetti è molto simile a quello dei condizionatori: nessuno ci pensa finché non ne sente la necessità. I problemi di riscaldamento sembrano lontani quando si è sotto l’ombrellone, esattamente come non si sente il bisogno di un condizionatore quando si ha addosso il maglione. In realtà è proprio l’estate il periodo perfetto per acquistare una stufa o un caminetto, o almeno per iniziare a pensarci. Vediamo perché.

1. I rivenditori hanno più tempo da dedicarvi.

L’estate è un momento di calma per rivenditori e tecnici del riscaldamento. Approfittatene per risolvere ogni più piccolo dubbio, farvi preparare diversi preventivi, ma soprattutto far venire un tecnico a casa vostra per un sopralluogo. Il sopralluogo tecnico è una fase cruciale per l’acquisto di una stufa, perché permette di capire esattamente quali sono i volumi da riscaldare e che caratteristiche hanno. Solo attraverso questi calcoli preliminari è possibile dimensionare correttamente il prodotto e individuare la migliore soluzione di installazione.

2. Gli installatori sono più liberi.

In inverno, i migliori installatori di stufe e caminetti sono oberati di lavoro, tra nuovi progetti, manutenzioni e riparazioni. Trovare un giorno che vada bene sia a voi che al tecnico a volte è un’impresa impossibile. D’estate, invece, l’attività è al minimo, l’installatore è più rilassato e disponibile. Anche a perdere un po’ di tempo per due chiacchiere in più sull’utilizzo quotidiano che farete della vostra stufa.

3. I prezzi delle stufe sono più bassi.

Non è raro che proprio in primavera/estate i rivenditori facciano sconti speciali su propri stock a magazzino. Di solito, si tratta di stufe perfette, che possono costituire un vero affare. Anche se acquistate una stufa che sta per uscire di produzione, non abbiate timore: oltre alla classica garanzia biennale, i pezzi di ricambio restano disponibili per oltre dieci anni.

4. E’ più comodo effettuare i lavori, specialmente i più importanti.

Se si devono eseguire dei lavori in casa, è ovvio che la bella stagione è in assoluto la più idonea. Anche per la più semplice installazione di una stufa c’è bisogno di aprire le finestre, pulire, entrare e uscire da casa, cose che si fanno più agevolmente d’estate. A maggior ragione se si tratta di creare una nuova uscita fumi sul tetto, realizzare delle canalizzazioni dell’aria calda a parete, collegare una idrostufa all’impianto esistente, il fatto di lavorare con il bel tempo sicuramente aiuta. D’estate è inoltre più comodo pensare anche ad altri tipi di intervento collegati alla stufa, come ad esempio la sistemazione dell’isolamento termico, fattore fondamentale che permette di ridurre i consumi e risparmiare.

5. Il pellet e la legna sono più disponibili e costano meno.

Se dovete fare una scorta di pellet o legna, l’estate e la primavera sono il periodo migliore. La disponibilità sul mercato è ampia, si ha il tempo necessario per cercare i prezzi più bassi e la qualità migliore, senza la paura di restare al freddo.

Come riconoscere il pellet certificato

Cosa deve riportare per legge un sacco marchiato ENplus

In un mercato in continua espansione come quello del pellet, il cui consumo solo in Italia è destinato a superare i 3,5 milioni di tonnellate nel 2015, la qualità rappresenta un elemento determinante per la tutela dei consumatori.

Al contrario di quanto si crede, la provenienza geografica non è in sé garanzia di qualità. L’unico vero indice di qualità del pellet è la certificazione. Anche se ci sono numerose certificazioni molto valide (come il marchio tedesco DINplus ad esempio), AIEL sostiene la certificazione europea ENplus, l’unica che garantisce elevati standard di qualità lungo tutta la filiera. Acquistare pellet a marchio ENplus significa essere sicuri di un prodotto con ben precise caratteristiche chimiche, fisiche ed energetiche, ma anche del mantenimento della qualità in tutte le fasi, dal reperimento della materia prima fino alla consegna.

Lo sviluppo del mercato del pellet si sta purtroppo accompagnando ad un aumento delle frodi commerciali legate agli usi impropri dei marchi di certificazione. L’unico modo per difendersi è dotarsi di strumenti per poter verificare in autonomia la veridicità del marchio.

 

LE INFORMAZIONI RIPORTATE SUL SACCO DI PELLET

Per riconoscere il pellet certificato basta sapere quali informazioni devono essere presenti sulla confezione del sacco, così come è stabilito dalla certificazione ENplus:

  1. riproduzione corretta del marchio ENplus;
  2. sigla del Paese del produttore o del distributore (IT Italia; AT Austria; DE Germania; SI Slovenia; HR Cro-azia, CH Svizzera, USA Stati Uniti, CAN Canada);
  3. codice dell’azienda certificata, cioè un numero progressivo assegnato con l’acquisizione della certificazione: se si tratta di un valore numerico da 001 a 299 si tratta di un produttore, se è un valore da 301 a 999 si tratta di un distributore; tutti i soggetti certificati e autorizzati a vendere pellet marchiato ENplus sono pubblicati qui: http://www.enplus-pellets.it/produttori-certificati.html
  4. dicitura «pellet di legno» e classe di qualità ENplus (A1 o A2);
  5. peso (solitamente 15 kg);
  6. diametro (ad esempio 6 mm);
  7. nota «conservare in luogo asciutto»;
  8. nota «usare in impianti di combustione appropriati e approvati in accordo con le indicazioni del costruttore»;
  9. nome del produttore o del distributore (responsabile della messa in commercio).

Pellet ENplus

USI IMPROPRI DEL MARCHIO E CONTRAFFAZIONI

L’assenza del numero progressivo che identifica il produttore o distributore (da 001 a 299 se si tratta di un produttore, da 301 a 999 se si tratta di un distributore) accanto alla sigla del paese, è uno dei più evidenti segni di contraffazione. Se ad esempio si trova in commercio del pellet con il solo simbolo ENplus senza nessun codice, quasi sicuramente si tratta di pellet non certificato e di un marchio contraffatto.

AIEL, in qualità di associazione responsabile della certificazione ENplus in Italia, in collaborazione con Enama, sta lavorando da tempo sia sulla sensibilizzazione dei consumatori, sia sull’avvio di un sistema di monitoraggio e controllo del mercato per poter colpire pesantemente le frodi commerciali legate agli usi impropri dei marchi di certificazione.

Se avete quindi dei dubbi o volete segnalare un uso improprio o fraudolento del marchio ENplus, potete scrivere a paniz.aiel@cia.it oppure compilare il modulo frodi presente all’interno del sito europeo: http://www.enplus-pellets.it/modulo-azioni-fraudolente.html.

All’interno di questo sito trovate anche pubblicata e costantemente aggiornata una black list di produttori e distributori ai quali è stato contestato un uso improprio del marchio. La potete consultare qui: http://www.enplus-pellets.eu/fraud/blacklist/

 

AIEL – Associazione Italiana Energie Agroforestali

La dottoressa Annalisa Paniz è una dei principali attori che operano in AIEL, la più importante associazione italiana della filiera Legno Energia. Raccoglie oltre 300 soci ed è organizzata in gruppi di interesse, ovvero gruppi di aziende che operano nello stesso specifico segmento della filiera (produttori professionali di biomasse, produttori e distributori di pellet, di apparecchi domestici a biomassa, di caldaie e applicazioni minicogenerative, installatori e manutentori di impianti a biomassa).

Da sempre l’associazione ha come filo conduttore la qualità, elemento essenziale per rafforzare la credibilità del settore. Per tale motivo le aziende che aderiscono ai vari gruppi devono essere dotate delle certificazioni di riferimento: i produttori professionali devono intraprendere un percorso di qualità per immettere sul mercato unicamente cippato e legna da ardere conformi alla norma, i produttori e distributori di pellet devono essere certificati in base allo schema ENplus e i produttori di tecnologie (stufe e caldaie) in base alle norme europee di riferimento.